Roma, 8 lug – Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta torna all’attacco del vicepremier Matteo Salvini sul fronte dell’immigrazione e dei porti aperti alle Ong. “Quanto sta accadendo in questi giorni si sarebbe potuto evitare“, sostiene in una intervista al Corriere della Sera accusando apertamente il ministro dell’Interno Salvini per aver voltato le spalle alla missione Sophia e aver così aperto la strada alle Ong. “Non ha voluto ascoltare – dice la Trenta – e adesso si lamenta”. Poi rincara la dose: “Lo avevo detto a Matteo Salvini: senza la missione Sophia torneranno le Ong”. Dal canto suo il leader della Lega liquida l’attacco con una battuta, senza raccogliere la provocazione: “Il lunedì mattina mi alzo contento, altri un po’ nervosetti, problema loro…”.

La Trenta vorrebbe riaprire i porti

Se da un lato, Salvini è determinato a non mollare pur di azzerare definitivamente gli sbarchi, la Trenta punterebbe a concertare ogni azione con le autorità internazionali e, come ha già detto in passato, a riaprire i porti italiani. E adesso la titolare della Difesa torna all’attacco del vicepremier accusandolo di non aver rinnovato la missione Sophia, l’operazione lanciata dall’Unione europea nel 2015 per contrastare i flussi di trafficanti di esseri umani dalle coste libiche. Un’operazione che si è rivelata un flop e che di certo non ha ridotto gli sbarchi, visto che prevedeva il trasbordo degli immigrati irregolari proprio nei nostri porti. Da qui, la decisione del ministro dell’Interno di chiudere i porti con il conseguente crollo degli sbarchi dell’85%.

Salvini richiama le Forze Armate

Per la Trenta l’emergenza da affrontare è il conflitto in Libia. “Se la crisi dovesse degenerare, l’Italia non può farsi trovare impreparata”, spiega nell’intervista rivelando che l’obiettivo della Difesa è “prevenire ogni sviluppo per tenere in sicurezza il nostro Paese”. Ma in molti al Viminale ritengono che il ministro della Difesa non stia facendo abbastanza. Lo stesso Salvini ha interrogato i vertici delle Forze Armate per sapere da loro “se la difesa dei confini è ancora un diritto-dovere da parte delle istituzioni o se i confini italiani sono diventati un ‘di più'”. Per il vicepremier, infatti, “i confini via mare sono come quelli via terra” e, quindi, vanno difesi. Anche dalle Ong.

La “ministra” rivendica l’efficacia di “Mare Sicuro”

Per la Trenta, invece è tutto a posto. Tanto che secondo lei la Marina sta già assolvendo ai “tradizionali compiti istituzionali di difesa dei confini marittimi, di salvaguardia degli interessi nazionali e di sicurezza della nostra comunità”. E rivendica pure l’operazione “Mare Sicuro” che arriva fino alle acque davanti le coste libiche. “Abbiamo quattro navi già schierate, compresa Nave Caprera in porto a Tripoli per l’assistenza tecnica alla Guardia costiera libica – incalza – ma l’operazione prevede fino a un massimo di sei unità, cinque mezzi aerei e un contingente di 754 persone”. Nei giorni scorsi, però, le motovedette della Guardia costiera e della Guardia di Finanza hanno di fatto scortato le navi delle Ong senza intervenire. E per Salvini tutto questo non è tollerabile: “Se servono da scorta per le navi fuorilegge domandiamoci sull’utilizzo di queste unità (militari, ndr)”.

L’attacco alla missione Sophia: “Portava tutti gli immigrati in Italia”

Alle polemiche della Trenta, il vicepremier contrappone i numeri. “La missione Sophia, con tutto il rispetto, recuperò decine di migliaia di immigrati e li portò tutti in Italia, perché questo prevedevano le regole della missione – spiega Salvini – ditemi se il contrasto dell’immigrazione clandestina è recuperare decine di migliaia di immigrati in giro per il Mediterraneo e portarli tutti in Italia“. Il vicepremier infine annuncia che “già entro la settimana avremo un comitato per l’ordine e la sicurezza al Viminale su questo ed altri temi”.

Adolfo Spezzaferro

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