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Roma, 21 nov – Ayman Al-Zawahiri, leader della organizzazione terroristica islamista Al-Qaeda e succeduto ad Osama Bin Laden dopo la morte di questi, sarebbe morto a seguito di problemi respiratori insorti a causa dell’asma di cui da tempo soffriva e che, stante la latitanza spesa tra grotte e ricoveri di fortuna, avrebbe trascurato. Il decesso sarebbe avvenuto a Ghazni, in Afghanistan, e viene riportato da agenzie di stampa come Arab News, citando fonti delle intelligence pakistana e afghana. Condizionale d’obbligo va detto, posto che assai spesso i leader dei principali gruppi terroristici vengono dati per morti e poi quasi per incanto tornano sulla scena qualche tempo dopo.

Fonti della sicurezza interna pakistana, localizzata nell’area delle tribù che vivono al confine con l’Agfhanistan, si sarebbero dette certe del decesso avvenuto per cause naturali. Non sembra esserci certezza sui tempi, posto che un’altra fonte, questa volta riferibile alle forze anti-terrorismo pakistane impegnate in una vasta operazione contro Al-Qaeda, concordando sull’avvenuto decesso lo retrodaterebbe a un mese prima e lo collegherebbe comunque ai problemi di salute del leader terrorista: n”quello che sappiamo è che aveva qualche problema respiratorio e che è morto da qualche parte in Afghanistan” ha affermato la anonima fonte pakistana.
A confermare la morte, vi sarebbe addirittura una fonte interna ad Al-Qaeda secondo cui Al-Zawahiri sarebbe morto ai primi di novembre e la cerimonia funebre si sarebbe già tenuta.

Nonostante le molteplici voci manca però al momento una conferma istituzionale, sia da parte delle agenzie di sicurezza sia da parte della stessa Al-Qaeda. A questo ultimo proposito, Rita Katz, responsabile del controverso Site, sito di informazione sui gruppi terroristici che nel corso degli anni ha pubblicato più volte materiali interni alle organizzazioni jihadiste, parlando della morte del leader di Al-Qaeda l’ha definita “come molto plausibile” aggiungendo che ‘‘è tipico, da parte di al-Qaeda, non pubblicizzare le notizie della morte dei suoi leader in modo rapido’. A sostenere la tesi della effettiva morte, anche Hassan Hassan, direttore del Center for Global Policy con sede negli Stati Uniti.

Cristina Gauri

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