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Roma, 21 nov – Vittorio Sgarbi incontenibile contro il governo e le restrizioni sempre più draconiane messe in campo per arginare il contagio. Il sindaco di Sutri intervistato da AdnKronos se la prende a 360° con l’inspiegabile incoerenza di molti dei provvedimenti presi dall’esecutivo nelle ultime settimane: «Chi rompe paga! Se tu mi hai rotto il ca…, mi hai fatto la multa, mi hai impedito di mangiare al ristorante la sera, mi hai bloccato l’ordinanza di Sutri in cui dicevo che li tenevo aperti (i ristoranti, ndr) e poi mi dici dopo 20 giorni che posso tenere tutto aperto… allora vuol dire che hai fatto un errore e che hai sbagliato tutto», tuona il critico.

Misure senza logica

Sgarbi ricorda la sua battaglia contro il giro di vite sulla ristorazione, sottolineandone l’illogicità: «Se io il 25 ottobre dico a te che puoi fare pranzo ma non cena – insiste – sembra che abbia trovato una misteriosa congiunzione algoritmica per cui il virus colpisce di più alle 20 che alle 13. Quindi se adesso li riaprono dimostrano che hanno sbagliato anche prima ed è una cosa molto grave». Si fa fatica, effettivamente, a capire la sensatezza di questa misura.

Abbracci galeotti

Strali anche nei confronti delle restrizioni piovute sui cenoni natalizi, a proposito della raccomandazione, arrivata dal premier, di non abbracciare o baciare amici e parenti: «Non mi sta bene che lui (Conte, ndr) stabilisca con chi vado a letto io. O chi devo abbracciare perché quello che faccio a casa mia sono ca… miei!».

La questione dei musei

E poi perché nel prossimo Dpcm in arrivo il 3 dicembre si parla di riaprire tutto tranne che i musei? «Tra le cose di cui si indica l’apertura si parla di cinema e teatri ma non dei musei». Un’apertura che presuppone «il contingentamento delle persone che entrano. In molte zone anche l’accesso permesso solo agli abitanti del Comune, la regola che nessuno deve stare attaccato agli altri e che nessuno può toccare i quadri. Per cui non c’è nessun elemento di contaminazione. La legge del 21 novembre del 2015 dichiara che i musei sono servizi essenziali. Allora perché si parla di tutto tranne che di questo?».

Sgarbi ricorda di essere stato «l’unico sindaco che ha fatto ricorso al Tar per far riaprire i musei». Perché «una nazione è viva quando la sua cultura è viva. Quindi, se questa cosa non passa loro fanno intendere che i ristoranti e i parrucchieri sono più importanti della cultura». Infine Sgarbi conclude condannando il brutto episodio del clochard multato a Como perché «lontano dal suo domicilio senza motivazione»: «Hanno multato un clochard. Ma davvero c’è gente in divisa che agisce con tanta crudeltà? Ma questa gente cosa ha nel cervello?».

Cristina Gauri

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