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Lampedusa, 27 giu – Giorgia Linardi, portavoce italiana di Sea Watch, è stata intervistata da Massimo Giannini nel corso della trasmissione radiofonica Circo Massimo, su Radio Capital.

“La situazione è molto complicata. La comandante non la si tiene più, per dirla in maniera semplice. Non ne può più e non considera l’opzione di trascorrere lo stesso tempo trascorso in acque internazionali davanti al porto di Lampedusa. È sempre più difficile mantenere una situazione di equilibrio a bordo, c’è un clima di crescente depressione e disperazione” dichiara la Linardi, in diretta da Lampedusa. Non si tiene talmente più, la comandante pasionaria dai rasta, che ha tentato di nuovo di forzare il blocco all’ingresso del porto siciliano.

“Dobbiamo tagliarci le vene?”

“Purtroppo pare che l’unico modo per far sbarcare queste persone attraverso il trasbordo su motovedette della guardia costiera, che è quello che abbiamo chiesto, sia con evacuazioni mediche di urgenza. Lo trovo terribile: cosa bisogna fare? Tagliarsi le vene, sbattere la testa contro uno spigolo, buttarsi in mare o ingoiare una forchetta?”. Il patetismo a cui la portavoce di Sea Watch è stata capace di arrivare giunge sino a questo. “Stiamo valutando tutte le opzioni ma ci sono aspetti banalmente tecnici la manovra nel porto di Lampedusa non è semplice, durante il giorno c’è un fitto avvicendarsi di traghetti e c’è anche il problema del traffico aereo, visto che il porto è anche il punto di decollo”.

“Salvini? Ci finanzia lui”

La Linardi passa dunque al contrattacco, accusando, invece, il governo italiano e i suoi rappresentanti di essere fuorilegge: “Potrebbero essere loro a violare una norma. Il divieto di ingresso immotivato è una violazione, a norma di legge. Non si può dire a una nave in stato di necessità non entri punto, devi dire non entri perché, si sono rifiutati di metterlo per iscritto e comunque sanno in cuor loro che non entri perché c’è un’interdizione non vuol dire nulla, anche perché l’interdizione l’abbiamo già violata, e ce ne assumiamo pienamente la responsabilità“.

E per quanto riguarda le minacce di ripercussioni in termini di sanzioni che potrebbero ripercuotersi sulla Sea Watch, la Linardi provoca il ministro dell’Interno, lasciando intendere che sia la sua ferma opposizione all’ingresso della nave della Ong tedesca in acque italiane a dare la “spinta” giusta a chi vuol contribuire alla loro causa: “In questi giorni ci sta finanziando Salvini. L’organizzazione sta ricevendo un boom di donazioni, una cosa mai vista. Il sito non funziona da ieri, è andato in tilt per le tante donazioni. Quindi ringraziamo il ministro dell’Interno. Normalmente Sea Watch è finanziata da privati, l’unico grande donatore che abbiamo è la Chiesa protestante tedesca. E il nostro bilancio è pubblico, abbiamo un report annuale di rendicontazione e ovviamente chi volesse fare ulteriori accertamenti può rivolgersi all’Agenzia delle entrate tedesca”.

Ma, in realtà, sui finanziamenti c’è poco da scherzare 

In realtà, i finanziamenti alla Ong non sono poi così chiari e trasparenti. Come d’altronde non lo sono neanche le modalità di recupero in mare dei clandestini, che a tutti gli effetti rientrano nell’ambito dell’illegalità. Una cosa è certa: se da una parte si accusa Salvini di fare “propaganda” sulla pelle dei poveri immigrati, dall’altra il Partito Democratico, nello specifico quello del Lazio, organizzando una raccolta fondi alla luce del sole in favore dell’equipaggio della Sea Watch, potrebbe essere tranquillamente passibile di denuncia, in quanto intenzionato a finanziare un’organizzazione che sta violando le leggi del Paese che (in teoria) Zingaretti e Co. vorrebbero rappresentare.

Ilaria Paoletti

4 Commenti

  1. A me sembra che a “sequestrare” i suoi passeggeri (pure paganti, a quanto si dice) sia proprio il capitano della nave, visto che in tutto il tempo passato da che è iniziata questa vicenda avrebbero potuto tranquillamente raggiungere uno qualsiasi dei porti della nazionalità di bandiera. Questa affermazione è dovuta al fatto che non ho mai sentito alcuno parlare di divieti imposti per impedire alla nave di lasciare le acque italiane e recarsi altrove, anche se forse sarebbe il caso di imporlo, quel divieto, visti i reati che a quanto pare si attribuiscono al capitano della nave stessa (e, di riflesso, a chi avesse pagato il “biglietto” per il passaggio-nave, giacché penso potrebbero essere considerati i mandanti dell’operazione).

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