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Roma, 31 dic – Ieri la legge di Bilancio, la cosiddetta «manovra del popolo», ha incassato il sì definitivo della Camera. Le forze della maggioranza hanno salutato con favore questo risultato, frutto di estenuanti trattative con la Commissione europea. Il problema è che la Ue sembra aver vinto su tutta la linea. Tanto che Pierre Moscovici, subito dopo il voto in Aula, si è detto anch’egli contento per l’esito della vicenda. E ha ammonito: «Ne seguiremo attentamente l’esecuzione». L’Italia, insomma, rimane osservata speciale di Bruxelles.
E di fatti, in seguito alle dichiarazioni ufficiali che esprimevano soddisfazione, Matteo Salvini si è lasciato andare: «Io spero che questa sia l’ultima manovra con una lunga e complicata trattativa con Bruxelles, spero che quel potere di veto sia superato», ha dichiarato il vicepremier leghista in un’intervista al Corriere della Sera. Il leader della Lega lascia dunque trasparire un certo malcontento sull’esito delle trattative con Bruxelles. E, visto che di uscire dalla Ue non se ne parla, la speranza di Salvini è quella di ottenere alle Europee il miglior risultato possibile per rivedere i poteri della Commissione. Tra cui il potere di veto sulle leggi di Bilancio.
Per raggiungere questo obiettivo, il ministro dell’Interno è pronto anche ad allearsi con il Ppe, il partito della Merkel: «Per me, il grande nemico è la cosiddetta sinistra, che negli ultimi anni ha difeso soltanto le élite, i poteri forti, banche e finanza. L’obiettivo è far uscire la sinistra dalla stanza dei bottoni, le alleanze le decideranno gli elettori. Di certo, l’Italia chiederà un commissario che si occupi di economia o di lavoro o di agricoltura, non di filosofia». E sulla ventilata presidenza della Commissione dei sovranisti all’Europarlamento, Salvini risponde: «Io per il momento sto benissimo in quello che faccio, il ministro dell’Interno. Ma al di là della gratificazione personale, la soddisfazione grandissima è per un’Italia che è tornata in campo. Noi in Europa non avevamo mai toccato palla, si parlava solo dell’asse franco-tedesco».
Gabriele Costa



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