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Roma, 9 lug – Inammissibile in quanto tardiva: è questa la decisione del collegio disciplinare del Consiglio superiore della magistratura in merito alla ricusazione (la richiesta di assegnazione del processo a un altro giudice) di Piercamillo Davigo richiesta dalla difesa del pm romano Luca Palamara, indagato per corruzione a Perugia e oggetto di un procedimento disciplinare al Csm. Al contempo e è stata invece giudicata ammissibile la richiesta di ricusazione nei confronti di Sebastiano Ardita. Ma la decisione finale del collegio disciplinare non è stata diversa: no anche alla seconda richiesta di ricusazione. Ora, quindi, inizierà l’udienza a porte chiuse per decidere sull’istanza del pg di Cassazione Riccardo Fuzio di sospendere Palamara dalle funzioni e dallo stipendio.

L’ex presidente dell’Anm nega le accuse

Dal canto suo, Palamara ha presentato una lunga memoria, in cui ha ribadito di non aver mai interferito sulle nomine, né ricevuto denaro per favorirle. Se sono stati fatti errori – è la sua versione – sono dipesi anche da altri perché “ero parte di un sistema” con “pregi e difetti”. L’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati  ha assicurato: “Mai barattato la mia funzione. Mai ho ricevuto soldi, mai ho ricevuto regali” e seppure ammettendo di aver partecipato “a cene e incontri in occasione delle nomine“, compresa quella del procuratore di Roma, ha precisato che “l’autonomia della scelta del Csm mai e poi mai l’avrei messa in discussione”.

Proseguono le indagini a Perugia

A Perugia nel frattempo vanno avanti le indagini che coinvolgono oltre a Palamara, che risponde di corruzione, altri magistrati, primo tra tutti il pg della Cassazione Riccardo Fuzio, che ha rassegnato le dimissioni, anche se ancora non sono effettive, ed è stato deferito davanti ai probiviri dell’Anm.

Per quanto riguarda l’indagine penale a suo carico, nei confronti di Palamara i pm di Perugia hanno contestato di aver ricevuto regali e benefit (viaggi, gioielli, soggiorni in hotel) dall’imprenditore Fabrizio Centofanti nell’ambito del cosiddetto mercato delle toghe. Nei giorni scorsi, inoltre, è emerso un altro caso di possibile corruzione, ovvero i lavori per 40mila euro effettuati nell’appartamento di Adele Attisani, un’amica del magistrato indagato, da parte una ditta riconducibile a Centofanti. Quella cifra, a leggere l’ipotesi degli inquirenti, è poi confluita all’interno di un appalto in corso al Palazzo di Giustizia di Roma. Partendo dal caso Palamara, poi la vicenda ha coinvolto tutto il Csm perché grazie al trojan installato nel cellulare del pm sono state scoperte le cene e gli incontri notturni di quest’ultimo con altri consiglieri del Csm, con l’ex sottosegretario di Renzi Luca Lotti del Pd e con il deputato dem Cosimo Maria Ferri per pilotare le nomine dei procuratori capo di mezza Italia, tra cui gli uffici di RomaPerugia e altre città.

Ludovica Colli