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Roma, 19 ago – Il Ventennio Fascista è caratterizzato da un miglioramento non solo in campo architettonico, culturale e sociale, ma anche per quanto riguarda le conoscenze scientifiche. Non a caso furono centinaia gli scienziati, biologi e chimici, che fecero importantissime scoperte in chiave bellica (il nome più celebre è probabilmente quello di Enrico Fermi) e sanitaria, tanto che le università d’oltralpe dovettero fare a pugni fra di loro per averli in cattedra. Una delle personalità forse meno conosciute è quella di Nicola Pende, medico e fondatore dell’endocrinologia italiana.
Nicola Pende nacque in provincia di Bari, più precisamente a Noicattaro, il 21 aprile del 1880 da una famiglia di medici da cinque generazioni. Da subito si mostrò uno studente prodigio: concluse il liceo ginnasio un anno prima della formale fine del ciclo scolastico grazie agli ottimi risultati e si iscrisse all’istituto di patologia, dove si laureò nel 1903 con la tesi intitolata “Alterazione della ghiandola surrenale dopo la resezione del nervo splancnico”. Recatosi nel 1914 a Berlino per un breve soggiorno lavorativo di sei mesi, agli albori della prima guerra mondiale fece ritorno in Patria per servire il suo paese nelle vesti di ufficiale medico, con il compito di assistere i soldati mutilati.
Nel lasso di tempo che va dal 1907 al 1923 spostò la sua cattedra a Roma, Palermo, Bologna (dove tenne il corso di patologia speciale medica dimostrativa), Messina e infine Cagliari. Nell’ottobre del ’23 il Ministero della Pubblica istruzione lo convocò per incaricargli il compito di organizzare la Facoltà di Medicina e Chirurgia in quella che sarebbe stata l’Università Adriatica ‘Benito Mussolini’ di Bari, inaugurata un anno dopo. Qui vi rimase in qualità di rettore fino all’ottobre del ’25, quando chiese personalmente al Duce il trasferimento alla clinica di Genova, dove fondò il primo Istituto nazionale di Biotipologia e Ortogenesi umana.
Il suo progetto era volto a identificare le relazioni causali tra i diversi tipi di forma e di atteggiamento dinamico e psichico dell’individuo. Secondo i suoi studi nelle secrezioni ormonali era possibile trovare il legame determinante che collegava la morfologia e psicologia di ciascun individuo. I suoi scritti furono particolarmente apprezzati dai colleghi americani e francesi: “Un grande progresso – ebbe a scrivere il luminare Alexis Carrel – è stato realizzato in Italia da Nicola Pende, col suo Istituto Biotipologico per il miglioramento fisico, morale ed intellettuale dell’individuo. Questo sentimento, pur essendo diffuso tra i medici americani, non è ancora stato formulato in America in modo così chiaro come in Italia”. Per il suo contributo all’endocrinologia, e per lo studio della biotipologia e dell’ipertensione fu candidato nel ’37 e nel ’43 al premio Nobel per la medicina.
Iscritto al Pnf nel 1924, fu uno degli uomini di scienza più fedeli all’ideale. Candidato alle elezioni, venne eletto Senatore nel 1933. Fu inoltre dirigente del dipartimento di eugenetica del CNR e rettore dell’accademia della Gioventù del Littorio. Sebbene parzialmente contrario alle leggi razziali in quanto intrise di un razzismo di matrice “tedesca”, non vi si oppose e formulò insieme a Visto le proprie teorie razziste”italiane”. Nicola Pende fu comunque uno degli scienziati firmatari del Manifesto della razza del 1938, anche se negli anni a venire negherà ogni suo coinvolgimento e ribadirà che la sua firma sarebbe stata apposta a sua insaputa e senza la sua approvazione.
Nel dopoguerra ricevette numerosi riconoscimenti: nel 1956 dal Presidente della Repubblica, che gli conferì la medaglia d’oro per meriti, e dalla Spagna di Francisco Franco dove le sue teoria sulla biotipologia ebbero grande rilevanza. Morì a Roma nel 1970 alla veneranda età di 90 anni.
Franco Gottardi

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