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Roma, 3 feb – L’occupazione è piantata al 58,7 per cento della popolazione, ma crescono i dipendenti a tempo indeterminato. Lo certificano le rilevazioni di gennaio 2019 dell’Istat che segnalano un’impercettibile crescita rispetto al dicembre 2018, pari allo 0,1 per cento. E’ consistente invece l’aumento dei dipendenti permanenti (+56 mila), mentre si osserva un calo dei dipendenti a termine (-16 mila) e degli indipendenti (-19 mila).

Una tendenza che conferma quella registrata nell’ultimo trimestre dove complessivamente l’occupazione segna un meno 0,1 per cento: meno autonomi, meno dipendenti a termine, più dipendenti a tempo indeterminato. La crescita registrata a gennaio coinvolge però esclusivamente gli uomini (+27 mila), in lieve calo le donne (-6 mila). Sempre a gennaio cresce la stima delle persone in cerca di occupazione (0,6 per cento e +15 mila): si tratta quasi esclusivamente di uomini oltre i 35 anni. Il tasso di disoccupazione è stabile rispetto al mese precedente, e si attesta al 10,5 per cento.

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160 mila posti di lavoro in più 

“A gennaio – commenta in una nota l’Istat – l’occupazione mostra, dopo la stazionarietà rilevata nel mese precedente, un lieve aumento, trainato dalla crescita dei dipendenti permanenti, mentre sono in diminuzione i dipendenti a termine e gli indipendenti. La crescita dei dipendenti permanenti si mantiene anche nel confronto trimestrale e annuo; su base tendenziale si registra la prima variazione positiva da ottobre 2017. La disoccupazione è in aumento nell’ultimo mese così come nel confronto trimestrale, mentre nei dodici mesi la variazione rimane negativa per tutte le classi di età ad eccezione dei 15-24enni”.

Su base annua l’occupazione cresce precisamente dello 0,7 per cento: in soldoni, anzi in posti di lavoro, vuol dire 160 mila unità in più. L’espansione interessa uomini e donne, e in tutte le classi di età – ad eccezione dei 15-24enni – si osserva una crescita del tasso di occupazione e un calo del tasso di disoccupazione. Il tasso di inattività aumenta tra i 15-34enni mentre diminuisce per le persone di 35 anni o più.

Fabrizio Vincenti

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