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Roma, 10 feb – Tutto da rifare. Dopo più di 10 anni, il processo Rai-CasaPound per la protesta dei militanti del movimento contro la trasmissione Chi l’ha visto? è a un importante punto di svolta: è stata accolta la richiesta della difesa di passare per l’udienza preliminare e di celebrare l’eventuale processo davanti a un collegio di tre magistrati. Questo perché, visto il reato contestato – minaccia ad incaricato di pubblico servizio aggravata -, il processo non poteva essere per citazione diretta. Stiamo parlando infatti di un reato piuttosto grave, per quanto riguarda la pena: da 3 a 15 anni di reclusione.



Come funziona il processo e cosa chiedeva la difesa

A livello processuale, esistono due strade: per i reati meno gravi, c’è la citazione diretta, ossia il pubblico ministero porta l’imputato direttamente in udienza davanti al giudice; per i reati più gravi, invece, bisogna passare per l’udienza preliminare, e il processo anziché celebrarsi davanti a un giudice unico, si fa davanti a un collegio di tre magistrati. Nel processo in questione, un giudice dell’udienza preliminare, dieci anni fa, aveva detto che bisognava fare la citazione diretta. La difesa dei militanti di CasaPound aveva fatto presente che, data la gravità del reato contestato, non si poteva procedere con la citazione diretta. Il giudice che c’era all’epoca aveva rigettato l’eccezione presentata dalla difesa. Nel frattempo, però, il magistrato è cambiato e oggi, il nuovo giudice dopo aver preso visione delle carte processuali, ha accolto in quanto assolutamente fondata la richiesta della difesa ed ha restituito gli atti al pubblico ministero perché proceda per le forme corrette. Il processo pertanto va rifatto. E questo grazie all’ordinanza del nuovo giudice. Una decisione molto coraggiosa, perché il magistrato avrebbe potuto non intervenire e lasciare che il processo finisse in Appello o Cassazione. Insomma, il giudice ha preso una decisione persino impopolare visto tutto il clamore sollevato da Chi l’ha visto?, la Rai e dai sindacati dei giornalisti. Una decisione – è questo l’aspetto fondamentale – che riconosce le garanzie dell’imputato.

I fatti del 2008

Questi i fatti. La trasmissione Chi l’ha visto su Rai3 nell’ormai lontano 2008 mandò in onda degli spezzoni inediti dei fatti di Piazza Navona culminati negli scontri tra alcuni esponenti del Blocco Studentesco e decine e decine di antifascisti (di cui molti in età più che adulta), che avrebbero voluto cacciare il Blocco dalla piazza e dalla manifestazione contro l’allora ministro dell’Istruzione Gelmini. Non si capisce se – considerato il format della celebre trasmissione – l’intento fosse quello di identificare gli studenti inquadrati nelle riprese oppure semplicemente, come sostiene la Rai, per sottolineare “la bruttura dei fatti”. Ma il filmato suscitò la protesta di una quarantina di esponenti di CasaPound, accorsi agli studi televisivi di via Teulada. I militanti però arrivarono a trasmissione già conclusa, quando erano andati via tutti. Ebbene, la Procura ipotizza che anziché per protestare contro la trasmissione, gli esponenti del movimento fossero andati lì per minacciare giornalisti e autori per far conseguire l’impunità per i fatti di Piazza Navona. Un impianto accusatorio che non sta in piedi, insomma: far passare un’azione dimostrativa per spedizione punitiva. Quando invece non c’è stata alcuna aggressione, né alle guardie giurate in servizio a via Teulada, né come abbiamo detto allo staff di Chi l’ha visto? perché gli studi erano già chiusi.

Che cosa succede adesso

Pertanto ora si dovrà fissare l’udienza preliminare ed eventualmente celebrare il processo, se il giudice dell’udienza preliminare riterrà di disporre il giudizio. Ma davanti a un tribunale collegiale, con maggiori garanzie per gli imputati. Questo perché c’è il filtro dell’udienza preliminare e un collegio – anziché un giudice monocratico – che valuterà la responsabilità degli imputati. Sempre se si dovesse andare a processo, come sottolinea la difesa, perché il giudice dell’udienza preliminare potrebbe accorgersi del fatto che in questo processo non ci sono responsabilità acclarate o acclarabili, visto che non c’è stata alcuna aggressione.

Adolfo Spezzaferro

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