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Roma, 10 feb – “Quella citazione di Coluccio Salutati, è particolarmente preziosa, quella di ‘non chiudersi nella solitudine’, di non rifugiarsi nella solitudine propria, è una sorta di messaggio a evitare chiusure dei propri confini personali, locali, nazionali, culturali, che è preziosa nel momento che attraversiamo in tutta la comunità internazionale”. Si è espresso così Sergio Mattarella, durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Teramo.

Mattarella e l’umanesimo

Il presidente della Repubblica ha ripreso il discorso del rettore emerito Luciano D’Amico, citando il discepolo di Boccaccio, quel Salutati politico, filosofo nonché sublime letterato che fu figura centrale dell‘umanesimo italiano. Chissà cosa penserebbe oggi il grande Cancelliere di Firenze a sentirsi tirare per la giacca da chi lo cita per evocare lo smantellamento delle frontiere. Sì perché sta diventando piuttosto stucchevole il tentativo di paragonare “l’apertura mentale” ai porti aperti, soprattutto se a farlo è un capo di Stato che in quanto tale dovrebbe semmai difendere e sostenere le radici culturali del proprio popolo. Partendo da questo presupposto tanto ovvio quanto fondamentale, stupisce che Mattarella citi così a sproposito proprio Salutati.

Salutati e l’amor di patria

Siamo certi che il presidente della Repubblica conosca abbastanza colui che proprio nell’agone politico internazionale esaltò lo spirito e l’etica dell’antichità classica. Almeno a sufficienza da non doversi ripetere allo specchio uno dei moniti epistolari di Salutati: “Vedo che ignori quanto sia dolce l’amor di patria”. Perché in fondo a tutto c’è un limite, esattamente come nel “concedo nulli” dei romani Terminalia. E non crediamo necessario rimembrare a Mattarella il senso profondo della sacralità di quel “termine” che l’umanesimo italiano teneva ben a mente. Visto però l’inciampo di oggi, vale forse la pena ricordare una delle massime più significative di Salutati: “Le due cose in terra più dolci sono la patria e gli amici”.

Eugenio Palazzini

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