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Reggio Emilia, 28 gen – Dai Rolling Stones a Lucca ai Depeche Mode a Milano, passando per i Guns n’ Roses all’autodromo di Imola e Vasco Rossi al Modena Park, la sicurezza ai grandi concerti è fondamentale e dovrebbe offrire garanzie per tutti coloro che decidono di partecipare a questi eventi di massa. Inutile specificare altrimenti i rischi e citare tragici episodi del recente passato. Peccato che l’operazione “Security danger” condotta dai carabinieri di Reggio Emilia e che ha portato a 4 ordinanze cautelari e a varie perquisizioni, abbia palesato una vergognosa e allarmante realtà. Gli indagati, finiti nel mirino delle forze dell’ordine, con falsi decreti prefettizi utilizzavano infatti “in nero” immigrati richiedenti asilo, rom e pregiudicati per gestire la sicurezza ai grandi eventi, senza oltretutto che questi “addetti” avessero precipue competenze a riguardo.

Di conseguenza, secondo i carabinieri, “decine di migliaia di persone” sono state esposte “a un rischio incommensurabile in termini di sicurezza”. Addirittura a quello del terrorismo, considerando appunto le persone scelte per la security. In alcuni casi gli immigrati “selezionati” erano appena sbarcati dalla Libia, si trattava quindi di clandestini che non parlavano neppure una parola di italiano. Erano così sottopagati e sfruttati, scelti a poche ore dall’evento per compiere un lavoro di cui non conoscevano neppure le basi. Veniva dato loro un tesserino di riconoscimento che riportava una falsa autorizzazione della Prefettura di Napoli, con fototessera incollata.

Come riportato da Il Resto del Carlino, “il sistema messo in piedi da madre e figlio di 50 e 30 anni, truffatori seriali già arrestati nel 2016 nell’operazione Deep Impact, originari del salernitano, ma domiciliati in città, era ben oliato e congeniato. I due, infatti, pubblicavano su vari siti di annunci o sui social, come Subito e Facebook, offerte di lavoro per cercare candidati che volessero prendere parte ai concerti nella veste di uomini della security”. Coloro che rispondevano all’offerta di lavoro venivano sottoposti a turni massacranti, fino a 15 ore consecutive, con paghe risibili di circa 6 euro all’ora.

Uno dei richiedenti asilo ha persino raccontato ai carabinieri che aveva trovato strana la situazione in sé e soprattutto l’assenza di controllo, “poiché se io fossi stato un terrorista avrei potuto fare qualsiasi cosa”. E infatti secondo il comandante dei carabinieri Cristiano Desideri, gli organizzatori hanno di fatto “esposto decine di migliaia di persone a un rischio incommensurabile in termini di sicurezza, in un periodo di elevata sensibilità e attenzione in tema di potenziali attentati terroristici”.

Alessandro Della Guglia

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2 Commenti

  1. Lo sfruttamento degli immigrati non e’ un fenomeno recente ed ha caratterizzato l’enorme massa di persone sbarcate in Italia per cercare una vita dignitosa.Al di la’ degli aspetti legati alla normativa sulla gestione ed il controllo degli immigrati, occorre creare spazi di accoglienza, offrire un lavoro ed una casa, controlli sanitari, per chi approda in Italia.Lavoro dignitoso che vuol dire salario adeguato, controlli sanitari, sicurezza sui luoghi di lavoro.Uno Stato libero e civile lo dovrebbe garantire.In alternativa, garantire un’altrettanto vita dignitosa nei loro Paesi,il che apre un articolato e complesso discorso sulla distribuzione della ricchezza,sui conflitti interni,ecc. Incrementiamo i controlli laddove e’ necessario e favoriamo una reale integrazione laddove possibile.

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