Roma, 20 mar – Sono ormai trascorse più di due settimane dal voto, ma gli scenari per una possibile coalizione di governo non accennano a schiarirsi. In questa delicata partita a scacchi, è però ormai chiaro che i due player di rilievo sono Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ossia i vincitori (ma non trionfatori) dell’ultima tornata elettorale. Se un’ipotesi di governo Lega-M5S rimane molto complessa, i due leader sono tuttavia al lavoro da tempo per spartirsi la seconda e terza carica dello Stato, cioè le presidenze di Camera e Senato.
L’intesa, ormai, sembra molto vicina. Alla Lega, in quanto primo partito della coalizione di centrodestra, dovrebbe andare la Camera, mentre ai pentastellati toccherebbe in sorte il Senato. I nomi che circolano sono i leghisti Giorgetti e Fedriga per Montecitorio e una donna «dal profilo politico» per Palazzo Madama. Se l’accordo venisse confermato, Salvini e Di Maio avrebbero i numeri per far passare i loro uomini al ballottaggio, senza dover render conto a nessuno.
A questo punto, però, l’unico ostacolo per questa intesa è rappresentato da Silvio Berlusconi, che ancora deve mandare giù il rospo della perdita della sua egemonia nel centrodestra in favore di Salvini. Non sarà infatti facile convincere l’ex Cavaliere a rinunciare a un suo uomo per la presidenza di Camera o Senato. In questo senso Berlusconi era stato chiaro: se il leader del Carroccio diventasse premier, lui pretenderebbe un forzista a Montecitorio o a Palazzo Madama. Tuttavia, l’ipotesi di un Salvini premier rimane molto complicata e il segretario leghista non può assolutamente rischiare che una delle due Camere non vada a un suo uomo, qualora lui non diventasse presidente del consiglio. Proprio per questo Salvini ha dovuto offrire a Silvio una contropartita: la candidatura del forzista Tondo alla presidenza della regione Friuli-Venezia Giulia. Domani avrà luogo l’atteso incontro tra Salvini e Berlusconi. Solo allora sarà più chiaro quale sarà la prossima pedina da muovere.
Elena Sempione

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