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Milano, 30 ott – Sembrano lontani anni luce i tempi in cui uno spregiudicato Matteo Salvini inseriva nel simbolo della Lega Nord la dicitura “No Euro”. Poco più di tre anni fa, in occasione della campagna elettorale per le Europee, la battaglia per la sovranità monetaria diventava il cavallo di battaglia di un Carroccio che aveva toccato il fondo del consenso (meno del 4%), al tempo di Maroni segretario. La svolta “sovranista” di Salvini portò prima il 6% alle europee e successivamente la Lega al suo massimo storico in termini di consenso, dove si fatto si trova tutt’ora con i sondaggi che la danno intorno al 14%. Eppure molto è cambiato negli ultimi anni: dai tour con la maglietta No Euro e dalla nomina di Claudio Borghi a responsabile economico, siamo passati all’intervista di ieri a SkyTg24 in cui Matteo Salvini afferma: “Fuori dall’Euro? Non può sceglierlo da sola l’Italia, ma dobbiamo pensare a piani di uscita di sicurezza”.

Cosa è cambiato in tutto questo tempo? L’impianto della moneta unica e dell’Unione Europea è lo stesso, l’Euro viene sempre definito una “moneta sbagliata” anche dallo stesso Salvini. La marcia indietro, così come avvenuto per il Movimento 5 Stelle, è da ricercarsi esclusivamente in ragioni legate alla politica interna, non solo rispetto al consenso, ma anche all’idea di rassicurare l’establishment in caso di arrivo al governo. Quanto accaduto a Cernobbio un paio di mesi fa è eloquente, con Salvini che si diceva “pronto a dare un’ultima possibilità all’Europa” e Di Maio che arrivò addirittura a sconfessare se stesso e il proprio movimento, sostenendo che i 5 Stelle non avevano mai pensato di voler uscire dall’Euro (affermando implicitamente che la campagna per il referendum sull’uscita dall’Euro era stata una buffonata).

Non più dunque la sovranità monetaria come punto del proprio programma, la possibilità di battere moneta come scelta sovrana dell’Italia, ma l’uscita dall’Euro concepita esclusivamente come extrema ratio e possibilità davanti alla quale al massimo “farsi trovare pronti”, come dimostra la frase sull'”uscita di sicurezza” di Salvini. Insomma dopo la “ripresina economica” e la sconfitta di Marine Le Pen, nessuno sembra più intenzionato a sventolare il vessillo del No Euro. Nessuno tranne Simone Di Stefano di CasaPound, per il quale “battere moneta è una condizione necessaria per una nazione industriale e sovrana”. In vista delle prossime elezioni non sembrano esserci altre forze politiche, ad eccezione di CasaPound, schierate convintamente sul fronte del no Euro. Chissà che la scelta sovranista non possa premiare proprio il movimento della tartaruga.

Davide Romano

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1 commento

  1. fermo restando che l’euro è stata la pietra tombale della nostra economia…ho paura che sia come l’immigrazione,impossibile tornare indietro;

    a proposito,quando non puoi intervenire strategicamente sulla moneta anche con delle “svalutazioni” pilotate,l’unica altra misura per poter sopravvivere sul mercato economico è abbassare il costo della manodopera con stipendi più bassi—come dire euro ed immigrazione sono problemi non proprio così scollegati tra loro.

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