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Roma, 12 apr – Al via il secondo giro di consultazioni al Quirinale, che termina domani. A differenza della prima volta, si comincia con i partiti. Domani sarà il turno delle alte cariche istituzionali. Si parte alle 10 con il Gruppo per le autonomie e a chiudere il giro, alle 18.30, sempre i 5 Stelle. Il centrodestra, che stavolta sale al Colle con una unica delegazione, viene ricevuto subito prima, alle 17.30. Venerdì mattina toccherà al presidente emerito Giorgio Napolitano, seguito dal presidente della Camera Roberto Fico e dal presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti.
Questo secondo round dovrebbe essere quello buono: è molto improbabile che Mattarella concederà altro tempo e un terzo giro. Anche perché, oltre alle varie scadenze istituzionali – presentazione del Def, Consiglio europeo a giugno – ora si profila anche la possibilità di un conflitto in Siria e l’Italia non può non prendere una posizione in merito. Ma per farlo ha bisogno di un governo. Infatti si parla anche di quella figura “terza” che né Salvini né Di Maio vogliono, perché “non votata da nessuno”. Il capo dello Stato però potrebbe optare per questa soluzione se i partiti non dovessero venire a un’intesa.
Attualmente le posizioni sono chiare. Sul fronte del centrodestra, la Lega vuole governare con il M5S e ha sempre escluso un governo con il Pd. Salvini però almeno per adesso non vuole sfasciare la coalizione: Berlusconi gli serve. Anche in vista delle regionali in Friuli (si vota il 29 aprile), dove il leghista Fedriga è dato come vincente.
Ma non è del tutto escluso che una volta scesi dal Colle, Salvini rompa con Berlusconi per governare da solo con i 5 Stelle.
Di Maio dal canto suo non vuole Forza Italia al governo. Non a caso infatti il Cav sostiene l’ipotesi di un preincarico a Salvini, con l’auspicio di poter allargare la maggioranza di centrodestra e entrare nell’esecutivo. Ma Salvini finora ha detto di non essere disponibile: vuole l’incarico pieno. Tanto che ieri ha parlato anche di governo di minoranza.
Quello che però sembra più probabile è un governo Lega-M5S dove nessuno dei due leader faccia il presidente del Consigliio (questo spiegherebbe perché ieri all’ultimo momento il leghista Giorgetti non è più stato designato come presidente della Commissione speciale alla Camera: forse è lui il candidato premier).
I 5 Stelle, come è noto, hanno proposto un contratto di governo sia alla Lega che al Pd. Tuttavia ieri a Porta a Porta Di Maio ha sottolineato che le risposte arrivate finora dai dem non sono “né giuste né responsabili”. Al contempo ha parlato di “passi in avanti per il governo” da esporre oggi a Mattarella, annunciando l’avvio di un comitato scientifico sull’analisi dei programmi elettorali.
Anche il leader dei 5 Stelle non intende chiedere un preincarico per non bruciarsi. Niente larghe intese con il centrodestra: c’è il veto contro Berlusconi. L’unica concessione da parte del M5S, a quanto pare, sarebbe quella di assegnare qualche ministero a personalità gradite a Forza Italia.
Veniamo al Pd, che salirà al Colle alle 16.30. La posizione resta quella decisa dalla direzione: il partito starà all’opposizione e non ci sarà nessun accordo politico con il M5s o con Lega-centrodestra. Ma attenzione, come tradizione vuole, il Pd è profondamente diviso tra chi – i ministri Franceschini e Orlando in testa – è aperto al dialogo con i 5 Stelle, e i renziani che, almeno per adesso, non schiodano dalla linea dell’opposizione.

I dem comunque devono aspettare (anche perché il 21 hanno l’assemblea). In ogni caso, entrerebbero in gioco solo a seguito del fallimento delle trattative tra Lega e M5S. A quel punto, su input di Mattarella, potrebbero entrare in un governo di scopo o istituzionale.
In uno scenario simile sarebbe della partita anche Liberi e Uguali (al Quirinale alle 11.30), disposto al confronto sui programmi, ma non con il centrodestra.
Adolfo Spezzaferro

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