Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 26 mag – L’indagine sierologica sul territorio nazionale che dovrebbe arrivare a testare 150mila dei nostri connazionali è stata lanciata ieri ma già ci sono le prime magagne. La prima delle quali riguarda il numero della Croce rossa italiana che compare sugli schermi dei cellulari dei contattati: quasi nessuno è a conoscenza del fatto che si tratta proprio della Cri, e i più pensano a una truffa. Tanto da costringere il presidente, Francesco Rocca, ad intervenire pubblicamente con un chiarimento: «Se ricevete una chiamata dal numero che inizia con 06.5510 è la Croce Rossa Italiana, non è uno stalker, non è una truffa telefonica, ma è un servizio che potete rendere al vostro Paese attraverso un piccolo prelievo venoso»

Ieri sono state oltre 7300 le chiamate effettuate dalla Cri per contattare i cittadini facenti parte del campione che parteciperà all’indagine sierologica. E i risultati sono abbastanza deludenti. Solo il 25% del campione ha dato il proprio assenso all’esecuzione del test già al primo contatto; oltre il 60% delle persone, invece, ha chiesto di essere ricontattato più avanti adducendo varie motivazioni mentre circa il 15% si dice propenso, ma per il momento sta ancora valutando.

«È un’analisi nazionale su un campione di 150 mila persone che ci permetterà di capire esattamente cosa è successo nel Paese sulla diffusione del nuovo coronavirus. Conoscere l’epidemia è un modo importante per affrontarla meglio e per vincerla», ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza ieri durante la visita al centro operativo da dove da ieri si stanno effettuando le chiamate ai cittadini. La Cri fa sapere che i volontari impiegati nei 21 call center regionali sono oltre 700. Per la Lombardia è previsto il più alto numero di cittadini contattati, pari a oltre 30mila. Seguono il Veneto (13mila); Emilia Romagna (12mila); Campania, Lazio e Sicilia (oltre 11mila); Piemonte (10mila) e poi le altre Regioni, fino alla Valle d’Aosta (4mila cittadini).

Gli operatori Cri opereranno, durante le fasi di prelievo, a domicilio e negli ambulatori; nelle Regioni Lazio, Emilia Romagna, Piemonte, Molise e provincia autonoma di Bolzano si occuperanno solo del prelievo a domicilio. Lo scopo dell’indagine è quello di stimare il numero degli italiani che hanno sviluppato anticorpi al nuovo coronavirus per fotografare la diffusione dell’epidemia sul territorio. Si stima che già dopo i primi 20mila sarà possibile avere una anticipazione del trend di diffusione del virus in Italia. «C’è un campione anticipatorio di circa 20 mila unità, senza aspettare l’elaborazione di tutti i 150 mila test. Su una prima parte dei dati rilevati saremo quindi in grado di fornire delle anticipazioni», illustra il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo.

Cristina Gauri

1 commento