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Roma, 9 feb – Le notizie relative alla autopsia di Pamela Mastropietro emerse oggi lasciano pochi dubbi, è omicidio volontario con un colpo inferto alla tempia con un corpo contundente mentre era ancora viva e almeno due coltellate all’altezza del fegato. Le dichiarazioni del Prof. Mariano Cingolani riprese da quasi tutti i giornali riportano queste evidenze, anche se già negli scorsi giorni ci si arrivava per considerazioni indiziarie. Ma prima di scrivere era meglio saperne di più.
L’evidenza era nei “coltelli” ritrovati nella casa dello spacciatore nigeriano e che sono serviti a smembrare il corpo: solo un esperto chirurgo o un esperto macellaio sono in grado di sezionare un corpo usando dei coltelli, chiunque altro dovrebbe usare una sega per tagliare le ossa, o una mannaia per tranciarle, e in entrambe i casi lasciando segni evidentissimi sulle ossa.
Invece come riporta oggi Repubblica e altri giornali il Prof. Cingolani dichiara che:
A parere del professore, chi ha agito lo ha fatto con una mano straordinariamente esperta e, apparentemente, a giudicare dalla meticolosità con cui ha operato in alcune parti del corpo, con l’intento di ostacolare il più possibile gli accertamenti scientifici in grado di rivelare se Pamela sia stata stuprata o strangolata.
Ora si tratta di esaminare le ossa della ragazza con radiografie tridimensionali (già in uso in medicina) e ricostruire l’intero scheletro in 3D per evidenziare i segni delle coltellate eventualmente lasciati sulle ossa che ne conservano la traccia anche per tracce minime. Ma diciamo che il colpo alla tempia inferto quando la ragazza era ancora viva basta e avanza per incriminare i due spacciatori nigeriani per omicidio volontario, oltre che ricercare il tizio “straordinariamente esperto” nel sezionare cadaveri col coltello, macellaio o chirurgo che sia.
Ma c’è un altro punto su cui insistere, stavolta di ordine giudiziario e riportato dall’Agenzia AGI
– Il pool di periti era guidato dal medico Mariano Cingolani, assistito dai colleghi Dora Mirtella e Roberto Scendoni, presenti anche gli avvocati dei due nigeriani indagati, il tossicologo Rino Froldi e il criminologo Mauro Mazza.
La decisione del GIP di non indagare i due spacciatori sull’ipotesi di omicidio volontario (neanche l’ipotesi!) ha impedito che la famiglia della ragazza potesse costituirsi Parte Civile (a dire parte lesa) e quindi di nominare un proprio avvocato. E partecipare con un proprio medico legale alla autopsia, mentre invece vi hanno partecipato i difensori dei due spacciatori.
Dato ormai per scontato che i due spacciatori saranno incriminati per omicidio volontario (ma aspettiamo conferma: sarebbe insopportabile) c’è da cercare quindi il tizio “straordinariamente esperto” non solo nel sezionare cadaveri col coltello, ma farlo in modo da ostacolare il più possibile gli accertamenti. E si può supporre che il primo indagato non avesse solo il compito di trasportare lontano i due trolley coi resti della ragazza, ma anche di spargerli in qualche anfratto in modo che il tempo, le intemperie e gli animali compissero l’opera rendendo definitivamente impossibili gli accertamenti.
I due “innocenti a prescindere” (il secondo addirittura a piede libero) sono in contraddizione: il primo sostiene che dopo aver dato la dose di eroina alla ragazza si è allontanato quando ha visto che aveva perso i sensi e mai più rientrato nell’appartamento, il secondo di aver procurato la droga ma di aver atteso inutilmente fino a sera che la ragazza andasse a ritirarla, e di non essere mai stato nell’appartamento. Ma le impronte nel sangue sono di almeno due scarpe diverse. Vedremo gli sviluppi dell’indagine, e a parte lo scivolone del GIP di non indagare per omicidio (grave appunto perché andava a sancire una “innocenza a prescindere” e impediva alla famiglia di costituirsi nell’inchiesta) gli inquirenti stanno lavorando bene.
Dal punto di vista politico su una vicenda che di colpo ha fatto emergere la situazione reale dell’Italia anche nella più tranquilla provincia, e finora mascherata nel perbenismo, dobbiamo rilevare che la piazza di spaccio di Macerata era notissima a tutti e tollerata, che gli spacciatori sono ancora al loro posto e che, intervistati dai media, ammettono apertamente di spacciare droga perché non hanno altri mezzi di sussistenza. Sarebbe un loro “diritto” mentre basterebbe tenerli in albergo con pasti, servizi, piscina, wi-fi, paghetta e mignotte sicuramente si dedicherebbero ad opere pie.
In realtà, e lo tocchiamo tutti i giorni non solo a Macerata, i nostri adolescenti se scivolano, cadono, anche una sola volta, poi sono lasciati alla mercè di bestie selvagge, e quando succede l’insopportabile come a Macerata non si trova di meglio che organizzare la campagna antifascista e dichiarare le bestie selvagge “innocenti a prescindere”, o almeno tentare di farlo. Nel 2017 il “bisiniss” dell’accoglienza è stato di 6 miliardi di Euro, rendono più della droga.
Luigi Di Stefano
 
 
 



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4 Commenti

  1. Solo chi è in malafede e saturo di ideologia catto-comunista può aver avuto dubbi sulla responsabilità della ns preziosa risorsa. Io ho forti dubbi che questo bipede abbia agito da solo. Bisogna indagare, a fondo e seriamente.

  2. Ma guarda un po,i bastardi neri nigeriani l’hanno colpita…….veramente??? Non temete per loro, i piddini faranno una legge per tenerli fuori dalla galera,mentre skypd24 con i loro inviati parziali faranno comprendere al popolo pecorone che si deve accogliere ogni tipo di letame umano e che Pamela era una pericolosa razzista e fascista.

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