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Roma, 17 set – Il “ripristino della legalità” è il mantra del sindaco di Roma Virginia Raggi, unica soluzione agitata fino allo sfinimento ogni qualvolta si affronta il problema casa nella Capitale. Gli arresti di oggi però dovrebbero aprire almeno una riflessione: più che dallo sgombero coatto di disabili, anziani e indigenti vari, rei di essere degli “occupanti”, si dovrebbe cominciare a colpire il marcio che alberga nel Comune di Roma e nella Regione Lazio, con dipendenti e funzionari che agiscono come veri e propri capibastone mafiosi. Sono sei infatti gli arrestati questa mattina, tra i quali figurano un funzionario e un dipendente Ater e un dipendente del Comune di Roma, accusati di corruzione nel sistema di assegnazione degli alloggi popolari.
Più precisamente l’accusa riguarda i reati di corruzione per atti contrari a doveri d’ufficio e accesso abusivo al sistema informatico. Secondo gli inquirenti sarebbero almeno una cinquantina gli episodi, concentrati particolarmente nei quartieri Tufello e Montesacro. Il sistema funzionava così: i dipendenti corrotti accedevano illegalmente al sistema informatico venendo così a conoscenza degli alloggi “a disposizione”, poi venivano contattati dai “clienti” in cerca di una casa da occupare. Grazie al pagamento di ingenti somme (fino a 17 mila euro), era possibile scavalcare le normali graduatorie e ottenere, dopo aver occupato, i documenti necessari per mettersi in regola.
Un vero e proprio sistema di “ordinaria corruzione” come scrivono gli inquirenti, con tanto di tariffario stabilito. L’indagine cominciata nel 2015 ha dunque smantellato per il momento un vero e proprio canale alternativo per l’assegnazione degli alloggi Ater, realizzato da funzionari e dipendenti corrotti con il supporto di altri soggetti (probabilmente quelli che reperivano “i clienti”). Gli allacci delle utenze e le residenze venivano rilasciate grazie a falsi nulla osta realizzati su carta intestata Ater.
Davide Romano

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