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Roma, 19 dic – Finisce nel modo più triste ma, purtroppo, anche più scontato la vicenda della Fondazione Alleanza Nazionale e delle sue velleità culturali: il comitato scientifico, formato da alcune delle più illustri penne della cultura di destra, ha infatti dato le dimissioni quasi in blocco per l’impossibilità di dar vita a progetti culturali degni di tal nome. L’ultimo a lasciare la Fondazione al suo destino è stato il presidente del comitato scientifico, Marcello Veneziani. Prima di lui avevano gettato la spugna l’ex parlamentare di An e consigliere Rai Gennaro Malgieri, il filosofo Giovanni Sessa, il presidente della fondazione “Ugo Spirito” Giuseppe Parlato, il saggista Luca Gallesi.

Tutti via da una barca che, lo si è capito da tempo, non ha alcuna intenzione di avventurarsi fra i flutti inesplorati della grande cultura, della formazione, dell’informazione, ma preferisce piuttosto navigare a vista fra le correnti (intese fuori di metafora, ovvero le correnti degli ex An, ora sparse in mille rivoli). All’attivo della Fondazione solo pochissimi eventi, per lo più legati alla memoria missina. Una storia degna di rispetto, certo, ma che non può costituire l’unico centro di interesse per un ente che ha milioni su milioni di euro con cui sarebbero possibili progetti culturali in grandissimo stile. “Carissimi – ha scritto Veneziani – nel maggio scorso preannunciai le dimissioni qualora la Fondazione An non avesse dato corso al programma di iniziative che avevo presentato dopo aver sentito i vostri pareri e suggerimenti. Quasi all’unanimità mi ribadiste di concordare con la posizione assunta e di procedere nel modo indicato. Da allora, nonostante alcuni contatti a voce, non ho mai avuto una vera e propria risposta dalla Fondazione né un compiuto riscontro alle cose proposte. Mi fu detto di pazientare e di rinviare perché gli assetti interni della Fondazione stavano mutando, come io stesso vi preannunciai. Ma anche dopo il cambiamento ai vertici della fondazione, rinviato e tardato di alcuni mesi, non ho ricevuto alcuna risposta (…). Lo dico senza intenzioni polemiche e senza innescare alcuna questione, ma preferisco davvero concludere quest’esperienza e pensare ad altro”.

Più duro il commento di Luca Gallesi: “Il mondo della destra nella cultura ha personalità di grande valore ma non gliene importa niente – commenta Gallesi -, anzi quando è stato fatto un tentativo di fare un comitato scientifico, senza un centesimo di rimborso spese nonostante le disponibilità economiche della Fondazione, si è sistematicamente visto rivolgere una porta in faccia. Abbiamo fatto mille progetti, ma la fondazione An si è limitata a poche iniziative modeste o addirittura nostalgiche. Credo sia stato un tentativo nobile di affrontare un mondo che nobile non è”.

 

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3 Commenti

  1. Questa è purtroppo una delle grandi pecche della destra: non saper coltivare una sua cultura o una sua classe di artisti. Non per stupidità, anzi… ma perché non la considera importante. Ricordo ancora le parole di un ministro che diceva che la cultura “non si mangia e non si beve”.
    Repubblica, ad esempio, avrà tutti i difetti del mondo, le si potranno elencare centinaia di obiezioni, però… le sue pagine di libri e film, oltre che agli approfondimenti esteri sono ricchissime.
    La sinistra ha valorizzato romanzieri, registi, attori… che poi hanno monopolizzato il settore. E dall’altra parte il deserto. A questo punto se uno ha idee di destra ma vuole darsi alle arti cosa dovrà fare, nascondere le sue idee per non essere marginalizzato o vivere una carriere di second’ordine?

  2. ……c’è da chiedersi..: ” dove vanno a finire tutti quei milioni, dato che non vengono spesi per la loro effettiva finalità..?”

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