Viviamo in un periodo piuttosto difficile quando si parla del tema del lavoro. Specialmente per quello di tipo tradizionale. Secondo le teorie dell’antropologo inglese David Graeber, ordinario presso la London School of Economics, il mercato globale unito agli scenari di automazione robotica e dell’economia digitale ha complicato le cose sul versante del lavoro, specialmente per quanto riguarda Paesi come Stati Uniti, Giappone, Inghilterra o il resto d’Europa. Dalle sue teorie esposte in un articolo nel 2013 venne sviluppato il saggio dal titolo Bullshit jobs, che ne approfondisce i temi e scandaglia le problematiche più evidenti.

Uno sguardo sul lavoro legato al web e alla tecnologia digitale

  • Queste considerazioni sono valide per ogni tipo di settore lavorativo, passando da quelli più umili di tipo classico e manuale fino a quelli di tipo creativo e organizzativo, come appunto il terziario avanzato, di cui l’industria del gaming fa parte. In Europa i numeri parlano chiaro, il gioco d’azzardo si è sviluppato ed è diventato una realtà economica e lavorativa con cui è necessario fare i conti.
  • Basti pensare alla spesa complessiva che l’Italia ha realizzato nel corso degli ultimi cinque anni per avere una stima approssimativa di tale fenomeno emergente. Dati alla mano, dal 2014 quando la spesa totale ammontava a 84,5 miliardi di euro, somma che va poi suddivisa nei vari segmenti relativi al gioco, passiamo ai 97 miliardi di euro, cifra comprensiva del periodo 2016-2017.
  • Questo ci mostra quali sono le dimensioni dell’industria del gioco d’azzardo, che va successivamente suddiviso in reparti e comparti apparentemente slegati tra loro. Tra il 2017 e il 2018 i governi europei sono intervenuti in maniera massiccia ed evidente per dare una nuova stretta a livello fiscale e legislativo sul tema del gioco.

 

 

 

 

 

 

 

Il gioco d’azzardo visto attraverso la lente della politica e dei governi attuali

  • Si è parlato molto ad esempio del Decreto Dignità in Italia, fortemente voluto dal Movimento Cinque Stelle e dal vicepremier Luigi Di Maio, con l’intento di limitare il gioco d’azzardo e di porre freno al fenomeno crescente della ludopatia e dell’azzardopatia che colpisce sempre più utenti e giocatori nel nostro Paese.
  • Questa è stata la notizia sicuramente più eclatante, sul tema del gioco d’azzardo in Europa, anche se bisogna sottolineare come tale provvedimento non sia certo un anomalia, visto che dalla Polonia alla Danimarca, dalla Francia alla Svizzera, sono arrivate proposte di legge, referendum e modifiche sul tema del gioco d’azzardo e nella fattispecie del gioco online.
  • In particolare bisogna ricordare come il referendum elvetico voglia limitare l’azione dei siti stranieri nei cantoni svizzeri, privilegiando così le realtà locali che si occupano di gioco digitale. Una proposta che non suona certo nuova in Italia, visto che fino a 10 anni fa il gioco online non era ancora stato legalizzato e liberalizzato. In quel caso però avveniva il contrario, cioè il gioco poteva essere praticato solo tramite provider stranieri ed esteri, che però non garantivano nulla al giocatore, rispondendo a leggi che in Italia non erano ancora state emesse.

 

 

 

 

 

 

Quale sarà il futuro per il gioco in Italia e in Europa?

Un ritorno al passato, dunque? Da un certo punto di vista potrebbe sembrare di sì, ma se andiamo ad analizzare bene i dati che riguardano l’industria del gioco, scopriamo che spesso le tasse che i siti, le lotterie e centri scommesse versano al nostro Erario, vengono poi distribuiti e spalmati per sistemare e risolvere problematiche di altro tipo.

  • La tassazione sul gioco d’azzardo in Europa e in particolare in Italia è la più elevata al mondo. Qui tornano le teorie di David Graeber, il quale pur non avendo tracciato una coordinata sul settore del gambling online, ha però dissezionato tutte le attività lavorative che vengono svolte e prodotto tramite computer.
  • Ricordiamo come l’industria del gioco a livello interattivo sia un volano indiscutibile anche per grafici, creatori di contenuti e di campagne pubblicitarie e soprattutto di informatici che sviluppano software e app di gioco.
  • Un meccanismo che di fatto rappresenta la punta di diamante per il terziario avanzato in Italia e nel resto d’Europa. Qui entrano in gioco i colossi del web, le multinazionali che di fatto oggi offrono lavoro e lo distribuiscono a macchia d’olio su tutto un indotto di professionisti nel settore del web 2.0. La cosa parte a monte ma arriva fino alla base della piramide, visto che riguarda anche lavoratori precari, free lance e affiliati, che sono fondamentali quando si parla di siti e sale da gioco come i casinò online.
  • Negli ultimi anni il mondo di internet e del web ha dato la possibilità a un numero sempre maggiore di individui di poter lavorare da casa in remoto, svolgendo la propria attività in maniera autonoma e indipendente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di cosa si occupa un affiliato online: un metodo nuovo di lavoro

Collegata direttamente al settore del gioco online, la professione di affiliato online è una figura ricercata e spesso molto richiesta dalle aziende che operano nel segmento dei casinò online. In pratica si tratta di utenti con un loro portfolio di contatti interessati a testare e a giocare su un sito che portano traffico e quindi nuovi clienti al casinò. Il motore di ogni casinò sono proprio gli utenti attivi che decidono di giocare e di tentare la sorte, partendo spesso da budget davvero modesti o addirittura sfruttando i bonus di benvenuto che il sito abitualmente propone.

  • L’affiliato che funge da collante tra gli utenti che giocano e il sito, riceve un compenso in base al numero di nuovi giocatori che riesce a veicolare e fare iscrivere sul casinò digitale. Questo è solo uno dei tanti metodi che consentono agli individui di lavorare da casa, sfruttando le potenzialità illimitate del web marketing e di internet.
  • Si tratta di figure professionali che in Italia e nel resto d’Europa non esistevano fino a 15 anni fa, o meglio che operavano diversamente spesso dovendosi spostare fisicamente oppure operando tramite telefono.
  • Il web ha reso il lavoro più comodo, ma anche più alienante, dunque. Secondo l’istituto inglese YouGov, che ha condotto un sondaggio nel 2017, è emerso infatti che il 37% degli inglesi oggi sente di non dare un contributo significativo alla società svolgendo il proprio lavoro. Una tematica forse avveniristica questa di YouGov che ricorda da vicino gli argomenti trattati nella serie tv Black Mirror, telefilm che analizza l’utilizzo della tecnologia e i limiti del progresso e della rivoluzione digitale.

Bisogna però affermare che l’automazione migliora la produzione delle cose, ma che quando essa viene applicata alle persone può creare distorsioni a livello cognitivo e di percezione. Per questo motivo il gioco online spesso incontra critiche negative, così come tutto il settore lavorativo e di svago che passa attraverso la tecnologia digitale.

 

 

 

 

 

 

 

 

La tecnologia digitale: effetti collaterali e considerazioni

L’utilizzo prolungato di dispositivi mobili ad esempio, è al centro di un dibattito circa la cattiva abitudine di educare le nuove generazioni, che ricevono troppo presto in dono il primo smartphone e tablet. Tuttavia si tratta di argomenti molto caldi e attuali, che devono ancora essere sviscerati al meglio e trovare la giusta collocazione in termini analitici e sociologici.

  • In questa cornice storica e di attualità il gioco del poker online è un esempio di come grazie alla tecnologia un gioco possa assumere connotati differenti per ogni generazione di pokeristi. Si tratta di un gioco con una sua storia longeva, ma che negli ultimi anni ha ottenuto un successo planetario grazie anche alle poker room e alla ribalta ottenuta dal Texas Hold Em, variante spettacolare del poker, celebrata attraverso programmi tv tematici, film e opere di fiction.
  • Per la generazione attuale il poker ha avuto un ruolo fondamentale all’interno dell’intrattenimento dei giochi da tavolo e da casinò. Nonostante venga da molti considerato un gioco d’azzardo, il poker è più propriamente un gioco di abilità, visto che richiede una certa capacità cognitiva e di conoscenza dei meccanismi che ne determinano lo sviluppo. Non è un caso se spesso si è parlato di matematica applicata al poker, dove l’algebra, il calcolo delle probabilità e altre varianti del gioco, sono state studiate perfino in sede accademica, scatenando dibattito e perplessità, ma ottenendo anche un vasto successo, di portata globale.

 

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here