Roma, 4 dic – Archiviato da neanche 48 ore il penultimo turno infrasettimanale del 2021, il campionato si tuffa in quello che sicuramente sarà un crocevia dall’importante peso specifico per le squadre di altissima classifica. Mentre la graduatoria inizia a scremarsi, la sedicesima giornata di Serie A presenta un trittico di anticipi che promette scintille. Nel segno del “bel gioco”.

Le prime cinque della classe saranno tutte di scena infatti tra il pomeriggio e la serata odierna. Alle 15 il Milan riceve la Salernitana: nonostante il fiatone delle ultime settimane – salutare, in tal senso, l’ultima affermazione di Genova – contro il fanalino di coda i rossoneri hanno la concreta possibilità di guadagnare qualcosa sulle dirette concorrenti che giocoforza si toglieranno punti negli scontri diretti. Tre ore più tardi all’Olimpico, Roma (distaccata dalla zona Champions e con assenze pesanti) e Inter si affronteranno in una gara dal sapore particolare. Soprattutto per Mourinho. Chiude infine il sabato pallonaro Napoli-Atalanta, partitissima vietata ai deboli di cuore per via della filosofia offensiva di entrambe le compagini.

Spalletti, Inzaghi, Pioli: c’è sempre una prima volta

A poche settimane dal giro di boa – che assegnerà il platonico titolo di campione d’inverno – possiamo fare già fare qualche sostanziosa considerazione sugli spunti che il campionato ci ha fin qui offerto. Innanzitutto una chicca statistica: per la prima volta dopo parecchi anni lo scudetto – con ogni probabilità – verrà conteso esclusivamente da allenatori che non lo hanno mai vinto: Pioli (ma anche il “quarto incomodo” Gasperini) ha la bacheca vuota, Inzaghi una manciata di coppe e Spalletti – due volte campione di Russia – ci si è solo avvicinato ai tempi della Roma.

Nel solco del “solito” bel gioco

L’altra novità – decisamente più interessante – è però l’impronta che questi tecnici danno alle loro squadre. A differenza delle precedenti stagioni, quando tra le pretendenti si trovava sempre almeno una squadra prettamente “risultatista”, tutte le compagini di testa infatti sono votate alla ricerca della vittoria attraverso il (bel) gioco. Un quartetto di squadre che vince e convince, pur interpretando il calcio in maniera diversa, anche nella gestione delle forze. Milan e Napoli sono tra le squadre che corrono meno, l’Inter al contrario ha una media di km percorsi a partita molto alta.

Quella che sicuramente non fa più notizia è l’Atalanta. Gli orobici ci hanno ormai abituato – sia in Italia che in Europa – a un certo livello qualitativo che ha portato (non a caso) la regina delle provinciali a insediare l’oligopolio delle cosiddette grandi. Sbancare il San Paolo sarebbe un indice di maturazione definitiva. Ma anche il Milan dell’ultimo biennio si è contraddistinto per spirito propositivo. Anzi i rossoneri sembrano dipendere proprio dal bel gioco. Il novembre da incubo – un solo punto in tre gare – è puntualmente coinciso con prestazioni al di sotto delle aspettative. Cali di tensione comunque fisiologici per una squadra così giovane (26 anni l’età media, nonostante Ibra e Giroud) che quando non riesce nel palleggio fatica più del dovuto ad esprimersi.

Un giochismo che punta… al risultato

Nonostante il (mezzo) passo falso in casa di un Sassuolo formato ammazza-grandi, davanti a tutti c’è la squadra che finora ha stupito più delle altre. Sì, perché dopo un paio di annate non proprio esaltanti, il Napoli del nuovo corso spallettiano cercherà di non mollare l’osso. Nella corsa (praticamente) a braccetto con il Milan i partenopei sono risultati però più convincenti. Anche perché, quando in giornata, hanno dimostrato di poter rifilare goleade a chiunque (chiedere a Udinese, Samp, Bologna e Lazio). Inoltre nell’unica sconfitta fin qui patita – quella in casa dell’Inter – gli azzurri sono rimasti in gara per tutti i 90’ di gioco. Non cogliendo il punto del pareggio solo per mira imprecisa e un miracolo di Handanovic.

Proprio i nerazzurri di Milano – come un biscione d’altronde – stanno cambiando pelle. Sorpassati i dogmi contiani della linea bassa e contropiede, la truppa di Inzaghi sa trovare la via della rete praticamente in tutti i modi: da fuori, da fermo, di testa, in azione manovrata, attraverso le ripartenze, pressando alto, di rapina, con l’inserimento centrocampisti. Va a bersaglio da 34 gare consecutive e in 13 hanno già trovato la via della rete (16 considerando anche le altre competizioni).

Non solo gol e trazione anteriore però. Siamo pur sempre in Italia, terra di campionati vinti in virtù di difese blindate. Non è un caso infatti che l’attuale capolista abbia il portiere meno perforato (solo 9 volte) e che i campioni d’Italia abbiano accorciato la classifica solo dopo aver registrato la fase di non possesso.

Saremo pure diventati un campionato di transizione – per dirla con Marotta – o meglio una serie A tecnicamente impoverita. Nonostante tutto gol, spettacolo e divertimento abbondano. Insomma le nostre avanguardie calcistiche hanno trovato – un pò come la nazionale campione d’Europa – la via italiana tra giochismo e risultatismo: come si suol dire… la necessità aguzza l’ingegno.

Marco Battistini

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta