Roma, 4 set – Il cittì dell’Italia Roberto Mancini si lamenta perché “in Italia giocano troppi stranieri, molti anche non all’altezza dei nostri giovani che restano in panchina…“. Tema questo – del protezionismo pari a zero che serve solo ad indebolire il Sistema e ad arricchire chi fa movimenti di mercato – che io predico da tempo, non solo sulle pagine del Primato Nazionale.
E poi, udite udite, il patron del Napoli De Laurentiis che chiede scusa ai tifosi – una perla rarissima conoscendo l’ego ipertrofico del personaggio – per l’umiliante 0-3 di Genova contro la Samp; due facce, due personaggi – Mancini e De Laurentiis che, attraverso le loro esternazioni, sono la rappresentazione plastica dello stesso problema: il calcio italiano è in crisi, non funziona, continua a perdere terreno nel ranking Fifa (oltre la ventesima posizione) e, a breve, quel che è peggio per i tanti tifosi che non stanno con la Juventus, anche questo campionato di serie A dà l’idea di essere già finito quando invece è appena cominciato.
Si sono giocati soltanto 3 turni, non per tutti (Sampdoria-Fiorentina e Milan-Genoa devono recuperare) e la Juventus di Cristiano Ronaldo è già in testa alla classifica in solitario. Per il momento, in attesa dei recuperi, al secondo posto a meno 2 c’è il Sassuolo, tre lunghezze sotto Fiorentina con la rivelazione Spal e il Napoli. Proprio la formazione di Ancelotti che – attraverso le scuse pubbliche del suo presidente dopo la sconfitta di Genova – sembra aver perso di colpo tutte le certezze di De Laurentiis sbandierate in estate. La verità è che il numero uno del Napoli si era furbescamente fatto scudo con il prestigio del nuovo allenatore che ha sostituito Sarri, per fare una campagna acquisti quanto meno discutibile. Solo che, per settimane e settimane, l’ha anche condita attaccando qualsiasi addetto ai lavori che – direttamente o indirettamente, si trovasse sulla sua strada. Dal povero (si fa per dire) CR7 perché era finito alla Juve, all'”antipatico” Sarri,  fino al sindaco De Magistris per la questione stadio. Adesso, queste scuse così repentine, un po’ puzzano perché sanno tanto di allarme scattato all’improvviso.
Intanto, approfittando dei soliti casini che combinano gli altri club, piuttosto imbevuti di pressapochismo e incompetenza (anche se in certi casi sfiora addirittura il cialtronismo) la Juve va. E si permette di cominciare la stagione non incantando nel gioco e nella condizione fisica e, sorpresa delle sorprese, ritrovarsi con Cristiano Ronaldo ancora a zero gol. Nessuno ne vuole fare un dramma, a cominciare da Allegri, ma certo che uno che viaggiava alla media di oltre 40 gol a stagione, quando va in astinenza per mezza partita, figurarsi per tre di fila,  fa riflettere. Eppure, di questo passo, anzi, quando comincerà a giocare anche bene ed esploderà CR7, la Juventus sarà verosimilmente destinata a portarsi a casa anche l’ottavo scudetto consecutivo.
In verità, niente di nuovo sotto il sole, ma con questo segnale di debolezza e prematuro smarrimento così marcato da parte degli altri competitor, il rischio che la noia e l’ovvio possano impossessarsi in fretta del campionato di calcio 2018/2019 è decisamente alto.
Ma chi vuole provare ad avvicinarsi al modello Juve, in fatto di competitività aziendale e risultati, resta ancora maledettamente indietro.
L’Anti Juve per antonomasia di questo mercato estivo, ovvero l’Inter, è già a meno 5 dai bianconeri dopo tre partite. Eppure in estate, con il diesse Ausilio ha lavorato bene, Nainggolan e De Vrij sono stati davvero tanta roba. L’arrivo di Modric mancato, un vero peccato.  Ma siamo sicuri che Spalletti e società siano anche all’altezza di inculcare nella testa dei giocatori la Mission neroazzurra? Il valore e il prestigio della maglia? Per ora, dubbi tanti. Come quelli di formazione, così mutevole, in aggiunta alla prematura bocciatura del Toro Martinez dopo un’estate da fenomeno al fianco di Icardi.
La Roma, che ha tenuto botta in questi anni, si sta sempre più votando alle acrobazie finanziarie per puntellare il bilancio nonostante sia uscita dal radar del fair play finanziario: Allison, il già citato Nainggolan e Strootman non sono cessioni leggere. Anche se Monchi ha riempito Trigoria di facce nuove.
Il Milan ha compiuto un’altra rivoluzione, nella direzione completamente opposta alla precedente, per facce e progetto; per ora, dei “vecchi” si è salvato il solo Gattuso. Partenza dignitosa, nonostante il ko a Napoli ma, per tenere testa alla Juve, è decisamente presto, nonostante un finale di mercato di qualità, specie con la doppia operazione Higuain-Caldara in entrata, dentro alla partenza di Bonucci.
A rendere poco interessante e fruibile questo avvio di campionato, ci si è messa anche la rivoluzione dei diritti tv con il doppio fronte Sky-Dazn, questi ultimi con le zoppicanti trasmissioni in streaming che hanno creato problemi di visione, oltre che interrogativi economici, visto l’obbligo del doppio abbonamento per chi vuole seguire tutte le gare della sua squadra del cuore.

Paolo Bargiggia

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Commenti

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2 Commenti

  1. Qui siamo in Italia non in Spagna 40-50 gol a stagione come nel Real Cr7 non li farà.Napoli ,Inter e sopratutto Roma si sapeva che avrebbero avuto una partenza difficile: i partenopei hanno fatto poco mercato,non colmando le loro lacune,l’inter ha cambiato tanto,senza fare enormi miglioramenti,la Roma ha disfatto il secodondo più forte centrocampo della serie A…Quanto alle parole di mancini sono ventanni che ogni ct le ripete e siamo pre qua che non cambia nulla

  2. nel campionato tedesco non giocano stranieri? i tedeschi nazionalizzano polacchi ed africani ma se lo facciamo in italia pensiamo che balottelli ‘rubi’ il posto ad un itagliano…
    il calcio italiano puzza dalla testa, gestioni vecchie e clientelari.
    poi aggiungiamoci il sistema giudentus, giochi e fai carriera solo se rimani nella loro orbita di controllo, ed ecco spiegato perche’ siamo al 20esimo posto nel ranking

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