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Non c’è dubbio: fare il commissario tecnico della nazionale italiana è uno dei lavori più difficili del mondo. Per salvare il tuo operato devi assolutamente vincere, altrimenti non ricevere critiche è praticamente impossibile. Soprattutto se ti inventi un codice etico che non hai la fermezza di applicare con coerenza.

Anche se, lasciatemelo dire, per il caso Chiellini, chi esagera è il giudice sportivo: chiunque abbia giocato un paio di partite a calcio non può avere dubbi sulla non-intenzionalità del difensore bianconero. Nonostante ciò, ripensando ad altri casi, non si può notare che, più che un codice etico, Prandelli abbia applicato un codice a sua libera interpretazione. Facciamo un esempio lampante: Osvaldo salta la Confederations Cup per aver disertato una premiazione, mentre Balotelli, dopo aver ricevuto un’espulsione per insulti all’arbitro Banti durante il match tra Milan e Napoli, viene tranquillamente convocato per una gara di qualificazione mondiale. Motivazione? Finita di scontare la squalifica subita con il club può giocare in Nazionale. E l’etica che fine ha fatto?

Ma lasciamo perdere, tanto ormai persino La Repubblica ha avuto il coraggio di denunciare questa anomalia. Parliamo d’altro. Parliamo delle convocazioni. E facciamolo con una premessa: non provo simpatia per il continuo sindacare le scelte di un allenatore. Nonostante ciò, leggendo i nomi dei pre-convocati, la domanda è d’obbligo: perché Romulo? Perché Paletta? Dove sono i giovani?

Eh già, caro Prandelli. È facile riempirsi la bocca di belle parole, ma se poi non convochi Florenzi, ventitrenne con oltre 70 presenze nella Roma, per portare Romulo, ventisettenne con solo 62 presenze in serie A, qualcosa non quadra. Chiariamo: Florenzi non è un fenomeno, è semplicemente un buon giocatore, molto duttile e con grande generosità. Ma è un giovane italiano. Che senso ha naturalizzare e convocare un giocatore come Romulo, capace di essere titolare solo, con tutto il rispetto, nell’Hellas Verona?

Lo ammetto, quando ho letto le convocazioni, pensavo fosse uno scherzo. Non riesco a concepire le convocazioni di tre non italiani. E se Thiago Motta, nonostante l’età, rimane un giocatore di spessore mondiale – quindi la scelta può essere tecnicamente ammissibile – Paletta non è certo un giocatore di cui si sentiva il bisogno.banana

Soprattutto perché una nazionale quattro volte campione del mondo non può accettare di convocare un giocatore già campione mondiale under-20 con l’Argentina. Per una nazionale quattro volte campione del mondo certe scelte opportunistiche dovrebbero essere inammissibili: l’Italia non può essere il rincalzo per giocatori mediocri bisognosi di vetrine internazionali.

Proprio per questo queste pre-convocazioni mi hanno lasciato allibito. Perché certe scelte sembra che esulino dal semplice compito di commissario tecnico. Sembrano più spot elettorali. Quasi come quello della foto con Renzi. Davanti a questo, un appassionato di calcio, non può che chiedersi: perché?

 

Renato Montagnolo

1 commento

  1. […] “Lo ius soli è un obiettivo del Coni  rilanciato fortemente dal presidente Malagò – sosteneva Prandelli – di conseguenza è anche un nostro obiettivo”. Chiarissimo no? Uno degli obiettivi del commissario tecnico della nazionale italiana è stato lo ius soli. Imperativi tecnico-tattici messi da parte. Ciò che conta non sono più i risultati sul campo, ma la naturalizzazione di nuovi italiani. E non importa il loro valore, ciò che conta è snaturare il più possibile il concetto di nazione e di cittadinanza: ed ecco spiegata, quindi, la convocazione dei vari Amauri, Paletta, Romulo. […]

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