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Roma, 1 gen – Il ciclismo della prima metà del ‘900 risulta il più affascinante e suggestivo, con imprese eroiche, storie incredibili e situazioni paradossali, con qualche episodio che può anche far sorridere. Andando a scavare nei vari archivi, scopriamo che la prima gara (documentata) è addirittura risalente al 1870 e si tenne proprio in Italia.

Il ciclismo degli albori: la Firenze-Pistoia

Una gara dai risvolti bizzarri, ma forse una delle più massacranti di tutti i tempi, considerando le bici e le strade dell’epoca. Il 25 gennaio del 1870, infatti, La Nazione annunciò:

«Alle 9 precise i concorrenti partiranno da Porta al Prato e si dirigeranno verso la meta della loro corsa. I premi consisteranno in una medaglia d’oro, una d’argento… e altre di bronzo. Il programma della gara è affisso da un paio di giorni su tutti i cantoni della capitale».

Dunque, la gara – voluta dal Veloce Club – era prevista per il 2 febbraio 1870, partenza a Firenze e arrivo a Pistoia, per un totale di 33 chilometri. Gli iscritti furono quasi 40, i partenti 23 o 19 a seconda delle fonti. Piccola curiosità: si gareggiava su bicicli con la ruota anteriore di diametro maggiore rispetto a quella posteriore. Alcuni atleti avevano la ruota anteriore talmente grande da non toccare a terra col piede, tanto da dover esser tenuti in equilibrio dai “tecnici” alla partenza per non cadere.

La cronaca della gara – documentata meticolosamente ne La Nazione del 4 febbraio 1870 – possiamo riassumerla con alcuni dettagli interessanti. Partecipavano alla gara corridori perlopiù provenienti da nobili famiglie: il favorito era senz’altro il barone belga Alessandro De Sariette, rispettatissima figura nella Firenze dell’epoca. Ma a stupire tutti fu un ragazzino nemmeno sedicenne, proveniente da una nobile famiglia olandese-americana: si tratta di Rynier Van Nest, nato il 26 luglio del 1854 dal Reverendo Abraham Rynier Van Nest, a capo dell’American Union Church. Il ragazzo coprì i 33 chilometri previsti in 2 ore e 12 minuti, alla velocità media di 13 km/h. Una velocità media modestissima, rapportata con quelle di oggi. Il ragazzo, già conosciuto a Firenze, aveva un velocipede prodotto dalla ditta Michaux di Parigi e montava due ruote di gomma piena, dal diametro di 85 centimetri l’anteriore e di 50 centimetri la posteriore. L’anteriore era la più piccola tra quelle di tutti i partecipanti, garantendogli una pedalata meno redditizia ma più agile. Raccontiamo il suo arrivo nelle parole del giornale sopracitato:

«All’improvviso alcuni gridarono “Eccolo! Eccolo!”. Presto tutti poterono vedere da lontano, appena sopra un oceano di teste, un berretto con il distintivo del Veloce Club. Era il signore Rynner Van Hest, ben noto ai frequentatori di mezzogiorno del Cascine per le sue straordinarie capacità nel gestire il velocipede. Avanzò piuttosto lentamente, e apparve piegato, ma nessun altro era in vista, è scoppiato un applauso unanime e prolungato. La folla è rimasta sbalordita nel vedere un giovane – che sembrava non avere più di 15 o 16 anni – vincere una gara così lunga».

Come si può notare, il nome fu scritto sbagliato, motivo per il quale non si ebbero notizie del ragazzo dopo la gara per oltre un secolo. Il favorito De Sariette giunse terzo e si concluse il tutto con un notevole pasto all’osteria del Globo di Pistoia. Van Nest non ebbe poi una carriera sportiva, ma si dedicò alla medicina, in una vita agiata ma lontana dai riflettori. Morì l’8 agosto del 1931. Per il 2020, in occasione dei 150 anni da questa data storica, la Federazione Ciclistica Italiana organizzerà la Firenze-Pistoia (disputata ad intermittenza nel corso degli anni) al fine di ricordare questa prima competizione di ciclismo.

Manuel Radaelli

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