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nazionaleRoma, 28 giu – Gioire per le prestazioni di Chiellini e compagni? Non sia mai, il vero boldriniano non festeggia, non gioisce, non si mischia al popolo, soprattutto se il popolo è il suo. Mentre l’Italia festeggia la vittoria sulla Spagna, quindi, Dario Di Vico si domanda, sul Corriere della Sera: “Perché la nazionale di calcio è così poco multietnica?”. Eh già, sono problemi.



Il giornalista proprio non se ne capacita: “Basta guardare gli Europei di calcio per fotografare la differenza tra noi e gli altri Paesi in materia di immigrazione. Le Nazionali di Germania, Francia, Belgio, Svizzera sono zeppe di calciatori dai nomi palesemente stranieri e il football diventa così la vetrina del carattere multietnico delle rispettive società”. Rispettive società che godono di tale carattere multietnico non solo nelle competizioni calcistiche, ma anche in occasioni come il capodanno di Colonia, il Bataclan o magari nella metro di Bruxelles, ma questi sono probabilmente danni collaterali del grande sogno colorato. Certo, il fatto che Giaccherini non abbia un fratello che gioca con l’Albania tale da farci immaginare un bel derby familiare è una grave perdita per i produttori seriali di retorica.

Noi, del resto, “siamo ancora agli oriundi”, chiosa il giornalista, visibilmente indispettito. In effetti, piaccia o meno, la logica degli oriundi è opposta a quella “multietnica”: dire che Eder è italiano, pur essendo nato in Brasile, perché il suo bisnonno era di Vicenza è esattamente il contrario del fatto che Pogba sia francese anche se i suoi genitori sono della Guinea. O l’una o l’altra. Perché la nostra Nazionale sia poco colorata lo spiega un dato semplice: “La presenza delle seconde generazioni è in Italia decisamente più bassa che nelle lande del Centro e Nord Europa perché da noi l’immigrazione di massa è iniziata negli Anni 90 ed è esplosa solo nel 2000”. Maledetti retrogradi.

Di Vico invita comunque ad agire presto sull’integrazione, proprio per evitare “l’effetto banlieue”. Gli immigrati di seconda generazione, infatti, “si aspettano di poter aver chance analoghe a quelle dei loro coetanei indigeni”. Il messaggio è chiaro: dobbiamo praticare la preferenza sistematica per lo straniero, sennò questo ci si indispettisce. E comunque, a quanto sembra, siamo già in ritardo: secondo il giornalista, “l’etnia con il maggior numero di teenager nati in Italia è quella cinese”, ma “solo il 29,2% dei giovani cinesi si sentono italiani e una minoranza (il 28,1%) parla italiano molto bene”. E, soprattutto, i cinesi sono pure pippe a giocare a calcio.

Giorgio Nigra



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9 Commenti

  1. No ma dico… Ma queste persone che problemi hanno, socialmente parlando, per dover ammorbare tutta la nazione con i loro malefici progetti eugenetici? Si direbbe che non abbiano altra preoccupazione che plagiare il proprio popolo per propinargli le peggiori nefandezze mai viste sul pianeta, visto che ormai si invoca l’espropriazione come mezzo risolutivo di tutto, sempre ai danni degli autoctoni.
    P.s. Si é visto che bella figuretta ha fatto l’Inghilterra multiculturalmente piú avanzata di noi…

  2. Se, incredibilmente dovesse vincere l’Islanda il campionato europeo qualche boldriniano si suicida: l’intera rosa etnicamente autoctona, con caratteristiche ario-nordiche, neppure un allogeno infilato per sbaglio.
    I compagni sono a fare i rosarioni in sala mensa affinché possa vincere la Francia o il Belgio.

  3. Ed io che mi sento un dinosauro sopravvissuto all’estinzione in quanto non vorrei manco gli oriundi e,come sovrappeso,invidio ed ammiro l’Islanda che con suoi fieri “son” Vikinghi ha umiliato la tronfia e multietnica Inghilterra!

  4. Onore ai nostri ragazzi, veri italiani con gli attributi…e onore ai fratelli islandesi…vichinghi coraggiosi…

  5. A me sta Italia sembra già troppo colorata con la presenza di Eder, Thiago Motta, Ogbonna, Okaka ed El Shaarawy… e per fortuna che almeno ci hanno tolto dai coglioni quel bresciano (per sbaglio) di Mario Barwuah (in arte mario balotelli) se no più che gli europei di calcio sembravano i mondiali dove le squadre europee non si erano neanche qualificate!

  6. Gli immigrati di seconda generazione li mettiamo sui barconi di seconda generazione e li rispediamo nei paradisi di cacca e fango da cui sono partiti i loro genitori. Esiste una sola identità: quella razziale.

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