Dopo l’addio di Eusebio Di Francesco dalla panchina della Roma, con pronta sostituzione di Claudio Ranieri di ritorno nella Capitale dopo otto anni, a far seguito all’allenatore abruzzese è stato anche il direttore sportivo spagnolo Ramón Rodríguez Verdejo, noto semplicemente come Monchi. Dopo due anni nella dirigenza giallorossa, a stretto contatto con l’ex capitano Francesco Totti, il lavoro del direttore si è concluso nel peggiore dei modi. Un saluto anticipato rispetto ai piani iniziali sia di Monchi che della società che sa tanto di progetto tecnico fallito. A differenza dei rumors delle scorse settimane, però, il ds ha scelto alla fine la soluzione più romantica, quella di tornare a Siviglia, dove per quasi vent’anni aveva svolto un eccellente lavoro portando il club andaluso a trionfare più volte in Europa League. Adesso la Roma si trova in piena lotta per la qualificazione alla prossima Champions League e grazie al codice promozionale NetBet potrete confrontare le quote dei giallorossi.

Se inizialmente il dirigente spagnolo non aveva infierito più di tanto sulla scelta della Roma di concludere il rapporto lavorativo dicendo solamente: “Sono andato via per una ragione semplice: abbiamo capito che l’idea della proprietà era diversa rispetto alla mia. Il presidente pensava che fosse andare meglio a destra, io a sinistra. Continuare così non era giusto”. In un secondo momento ai microfoni di Rete Sport, aveva rincarato la dose: “Ho condiviso tutto con il presidente e sapendo che forse per i tifosi erano decisioni difficili da comprendere. Pensate che abbia venduto Salah perché fossi contento di farlo? Ho dovuto perché ce n’era bisogno. La Roma comunque ha basi forti e dei veri professionisti a livello dirigenziale. Totti? Sta crescendo tantissimo. Spero che i frutti del mio lavoro si vedano in futuro e che Pastore, ad esempio, ancora possa fare la differenza. Io comunque amerò la Roma per sempre”.

Così, non è rimasto certo impassibile il presidente James Pallotta, il quale – come riportato sulla pagine de La Gazzetta dello Sport, ha attaccato duramente e con decisione lo stesso Monchi, dicendo: “Sono rimasto un po’ sorpreso nel leggere le dichiarazioni di Monchi, dove ha dichiarato che volevamo intraprendere strade diverse. Voglio fare chiarezza. Da subito ho detto che avrei voluto allenatori, preparatori, staff medico, addetti allo scouting e organizzazione tutto di primo livello. Ho speso tanti soldi per averlo e gli ho dato le chiavi per dar vita a tutto questo. Gli ho dato il pieno controllo per ingaggiare l’allenatore che voleva, per assumere collaboratori, preparatori e per acquistare i giocatori che preferiva. Guardando i risultati e le nostre prestazioni, è chiaro che questo non abbia funzionato. A novembre, quando la nostra stagione stava andando di male in peggio e tutti notavano come l’allenatore stesse faticando a ottenere una reazione dai calciatori, chiesi a Monchi un piano B da attuare nel caso in cui le cose fossero ulteriormente peggiorate. Pur essendo lui l’unico responsabile della parte sportiva non aveva un piano B, ma mi spiegò che voleva continuare con la stessa strategia. Quindi mi domando: cosa avrebbe voluto fare di differente? Mi ha chiesto di fidarsi di lui e di lasciarlo fare. Gli abbiamo dato il pieno controllo e ora abbiamo più infortuni di quanti ne abbiamo mai avuti e rischiamo di non tra le prime tre per la prima volta dal 2014”.

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