Roma, 15 set – Forse in quanto privi di storia antica, quella nativa la hanno sterminata, in lungo e in largo per il globo, gli americani da sempre hanno comprato e depredato opere d’arte, come reliquie antiche. Spesso questi saccheggi sono avvenuti nel corso delle numerosissime guerre che gli “esportatori di democrazia” hanno condotto in tutto il mondo. Spesso, invece, sono state acquistate nelle aste del mercato nero delle opere artistiche o archeologiche, riservato per di più a ricconi annoiati. A volte però, grazie a un serrato lavoro delle autorità e degli investigatori, tali reperti archeologici riescono finalmente a ritornare ai legittimi popoli proprietari.

Tornano in Italia le sculture romane di Taranto

Tre sculture in terracotta del IV secolo a.C. sono state finalmente rimpatriate in Italia. Le opere erano conservate fino ad oggi al J. Paul Getty Museum di Los Angeles. Questo risultato lo si deve in primis a un’indagine condotta dalla Sezione Archeologica dei Carabinieri Italiani per la Protezione dei Beni Culturali e le Antichità. L’indagine si è svolta in collaborazione con l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan e l’unità di trafficking delle indagini sulla sicurezza interna degli Stati Uniti. Dall’ufficio del procuratore di Manhattan, Alvin L. Bragg ha dichiarato che, le sculture romane conosciute come il “Poeta e le sirene”, furono rubate diversi decenni fa da una tomba vicino a Taranto. L’impresa venne compiuta all’epoca da alcuni tombaroli locali che saccheggiarono diversi siti archeologici. Le opere vennero poi acquistate da noti trafficanti di antichità per essere pulite, rimontate e infine vendute al museo americano.

Reperti archeologici restituiti all’Egitto

Attraversando il Mediterraneo da Taranto e approdando nelle antiche terre del Nilo, un’altra bella notizia dello stesso tenore ci arriva dall’Egitto. Recuperati dal Metropolitan Museum of Art di New York, sei reperti archeologici sono stati finalmente riconsegnati al console generale egiziano Howaida Essam Mohamed. La consegna delle opere è avvenuta durante una cerimonia a New York, a seguito di due indagini sulle vaste reti di traffico e sul commercio illegale di antichità, sempre condotte dall’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan e delle indagini sulla sicurezza interna degli Stati Uniti. 

Tra gli oggetti restituiti agli egiziani, vi è un frammento di bara dipinto con un volto di donna, un rilievo in pietra calcarea del VII secolo a.C. inciso con testo geroglifico e scena di offerta e cinque frammenti di lino. E’ stata poi riconsegnata all’Egitto una preziosa statua in bronzo di un musicista di nome Kemes e un ritratto di donna Fayum di epoca romana. Ma non finisce qui; le autorità statunitensi presto restituiranno alla terra dei faraoni anche altri nove reperti recuperati da un collezionista americano, tra i quali una moneta di epoca tolemaica.

La ricchezza e la memoria dei popoli

Festeggiando questo rimpatrio di importanti reperti archeologici appartenenti alla memoria dei nostri avi, c’è ora da sperare che tali operazioni non terminino qui. Il deplorevole fenomeno del mercato nero delle opere antiche coinvolge tutto il mondo, da oriente a occidente, ma gli Usa, ad oggi, rimangono i primi ricettatori di queste straordinarie bellezze dal valore inestimabile. Bellezze e memorie dei popoli che vengono strappate alle millenarie patrie che le hanno generate e che, troppo spesso, non ne riconoscono il valore profondo. Anche questo, purtroppo, è segno del cambiamento di tempi globalizzati, svuotati da identità, cultura e tradizione.

Andrea Bonazza

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