Roma, 2 mag – Sono 36.883 le persone immigrate sbarcate in Italia tra il primo gennaio e il 27 aprile del 2017, secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero dell’Interno. L’aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso è pari al 36,31%. Nello stesso periodo del 2016, infatti, le persone sbarcate furono 27.058. Solo gennaio 2017 ha visto un numero di sbarchi inferiore a quello registrato l’anno precedente. A febbraio, marzo e aprile, invece, l’arrivo di immigrati è sempre stato superiore rispetto al corrispondente mese dell’anno precedente. A febbraio c’è stato l’incremento peggiore: 8.971 sbarchi rispetto ai 3.828 del 2016. In questi primi mesi del 2017, i minori non accompagnati sbarcati sono stati 5.551. In tutto il 2016 ne sono arrivati 25.846, dato che non dovrebbe essere superato nel 2017, se il ritmo di arrivi dovesse mantenersi costante.

Tutti siriani in fuga dalle bombe? Non proprio. Sempre il Viminale rende noto che l’elenco delle nazionalità dichiarate al momento dello sbarco vede una grande preminenza di nigeriani: 5.229 nei primi quattro mesi dell’anno. Segue Bangladesh (4.504) Guinea (4.107) Costa d’Avorio (3.854) Gambia (2.810) Senegal (2.529) Marocco (2.415) Mali (1.820) Eritrea (1.043) Somalia (1.021). Non risulta che nel Bangladesh sia in corso una guerra civile o che il Marocco sia sull’orlo della catastrofe. Questa contraddizione si riflette nei numeri, anch’essi piuttosto clamorosi, sulle richieste d’asilo accettate. Prendiamo il 2016. Secondo l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, in tutto l’anno scorso sono arrivate in Italia 181.436 persone. Le domande d’asilo presentate sono state 123.600, di cui solo 91.102 effettivamente esaminate. E qui già sorge un dubbio: i 57.836 immigrati che sono arrivati con i barconi ma non hanno fatto domanda d’asilo, che fine hanno fatto? Sono stati rispediti a casa? Sono in qualche centro? Sono in prigione? O forse sono, semplicemente, scomparsi nel nulla, andati a ingrossare l’economia sommersa o magari la criminalità stessa?


Ad ogni modo, torniamo a coloro che effettivamente hanno visto la propria richiesta d’asilo passare al vaglio delle autorità competenti. Ebbene, coloro che hanno visto riconosciuto lo status di rifugiato sono 4.808 (5%). Poi ci sono 12.873 (14%) che hanno ottenuto la protezione sussidiaria che garantisce cinque anni di soggiorno, mentre il 21% (18.979) ha ottenuto quella umanitaria che ne concede due. Il diniego ha riguardato 51.170 stranieri (56%). I rifugiati, quindi, sono solo il 5%. Attenzione: il 5% delle domande esaminate. Se facciamo il calcolo sul totale degli arrivi, che abbiamo visto essere più di 181mila, scopriamo che i rifugiati sono solo il 2,65%! Il tutto a fronte di una campagna politica e ideologica volta a far passare per rifugiati tutte le persone in blocco che arrivano a bordo di un barcone.

La cosa non stupisce, se torniamo di nuovo a vedere gli Stati da cui arrivano la maggior parte degli immigrati. Secondo i dati 2016 della Commissione nazionale per il diritto di asilo, infatti, le percentuali di chi ha diritto all’asilo sfiorano il 100% per quattro diversi Stati: Siria (98% su 960 richieste, di cui 92% status di rifugiato), Somalia (97% su 1.254, 76% protezione sussidiaria), Iraq (97% su 777 richieste) e Afghanistan (97% su 3.609, 87% protezione sussidiaria). Solo uno di questi Stati, la Somalia, figura tra i primi dieci citati dal Viminale, all’ultimo posto. Come dato ulteriore, aggiungiamo che, secondo l’Unhcr, il 73,3% di questi immigrati è composto da giovani maschi adulti, il 13,3% da donne, il 13,5% da bambini. Anche qui c’è un altro pezzo di retorica buonista che vola via di fronte all’inappellabile crudezza dei numeri: no, non sono tutte donne e bambini in fuga dalla guerra. Sono per lo più dei giovanotti adulti, maschi, belli e forti. E la guerra, molto spesso, non l’hanno vista neanche col binocolo.

Adriano Scianca

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