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Doha, 2 mag. – Svolta storica per Hamas: sì a uno stato di Palestina sui confini del 1967. Mai prima d’ora il movimento islamista che controlla la Striscia di Gaza aveva preso una decisione di questa portata. Di fatto questo riconoscimento implica l’accettazione di un unico governo per l’intera Palestina, a Gaza e in Cisgiordania che oggi sono politicamente divise. Da una parte c’è Fatah, sempre meno amato dalla popolazione palestinese per via della collaborazione con Israele sulla sicurezza, e dall’altra Hamas, anch’esso poco amato a Gaza per via delle pesanti restrizioni a cui sottopone la gente.

Khaled Meshal, leader in esilio del movimento che presto verrà sostituito, ha annunciato le modifiche allo statuto durante una conferenza a Doha, in Qatar, e ha dichiarato che Hamas è pronto a cooperare con chiunque lo aiuti a ottenere il suo obiettivo. Proprio per questo l’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, deve essere la “cornice nazionale” del popolo palestinese. Anche questa è una grandissima novità, poiché Hamas si è sempre posto come alternativa all’Olp.

Il documento, di cinque pagine, 11 capitoli e 41 articoli, è il risultato del lavoro di quattro anni, e i funzionari di Hamas ci tengono a precisare che non sostituirà la Carta fondante del movimento, del 1988. Tuttavia, il nuovo documento si distanzia non poco da quello del 1988. Viene presa ufficialmente distanza dai Fratelli Musulmani, cita i palestinesi cristiani e i luoghi sacri, e soprattutto considera donne e bambini come coloro che hanno un “un ruolo cardine nel progetto di resistenza, liberazione e nella costruzione del sistema politico”. Infine, viene presa in considerazione la resistenza non-violenta, come “parte integrante del processo di gestione del conflitto”. 

La modifica allo statuto di Hamas è arrivata alla vigilia delle celebrazioni in Israele per il 69esimo anniversario della sua indipendenza, e sono state accolte molto male dallo stato ebraico: “Hamas cerca di ingannare il mondo”, sostiene un portavoce di Benjamin Netanyahu. Ma il documento è arrivato anche alla vigilia della visita di Abu Mazen alla Casa Bianca. Come era prevedibile in questi quattro anni di lavoro programmatico che hanno portato al nuovo statuto, non hanno portato a un ammorbidimento nei confronti dello storico rivale, dato che Hamas non ha alcuna intenzione a riconoscere il diritto di Israele a esistere. Piuttosto quella di Hamas sembra essere mossa volta a migliorare i rapporti con gli altri stati del Golfo e con il più diretto vicino Egitto, con cui la Striscia di Gaza confina.

Nel nuovo documento, infatti Hamas, prende le distanze dalla Fratellanza Musulmana e si dichiara movimento islamico indipendente, che vuole “liberare tutta la Palestina dal progetto sionista”. Una Palestina che va “dal mar Mediterraneo al fiume Giordano con Gerusalemme capitale”. Il passaggio sul sionismo è assai significativo perché per la prima volta l’ebraismo viene distinto dal sionismo e quella di Hamas non è quindi una guerra contro gli ebrei in quanto tali ma contro gli occupanti. Nello spiegare le nuove posizioni il portavoce Fawzi Barhoum dichiara: “Il documento ci dà la possibilità di collegarci al resto del mondo. Per il mondo, il nostro messaggio è questo: Hamas non è radicale. Siamo un movimento pragmatico e civile. Non odiamo gli ebrei. Lottiamo semplicemente contro chi occupa le nostre terre e uccide la nostra gente”.

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