Il femminismo? Una vera sciagura per le donne

femen3Roma, 6 ott – È di qualche giorno fa la notizia della richiesta fatta da un sedicente “ente” per la difesa delle donne all’Onu di censurare in rete i contenuti ritenuti lesivi per le donne, ivi compresi barzellette, tweet o semplici critiche personali. In effetti, siamo nell’epoca in cui un’avvocato desiderosa di visibilità può denunciare un collega che le ha fatto un complimento e nessuno trova la cosa un attimino grottesca, ergo non bisognerebbe stupirsi più di tanto.


Per chi invece non ha mai portato all’ammasso il cervello e se ne frega bellamente del politicamente corretto in salsa rosa, arcobaleno o altro, questa fola plurisecolare chiamata “femminismo” non ha mai convinto del tutto, e con buone ragioni. Non è misoginia, per il semplice fatto che femminismo non è semplicemente attenzione ai diritti delle donne, esattamente come uno non è animalista semplicemente perché non tortura animali o comunista perché è attento al sociale.

L’ideologia femminista è un’ideologia alto-borghese, o se questo suona un pochino troppo veteromarxista, una formidabile arma di distrazione di massa che le élite al potere utilizzano per creare contraddizioni sociali inesistenti in luogo dell’unica che realmente ha un senso, ovvero la spaccatura fra ricchi (che diventano sempre più ricchi) e poveri (che diventano sempre più poveri).

In effetti per il femminismo la ragazza madre afroamericana di New Orleans che campa di sussidi è sulla stessa barca di Hilary Clinton, ultra sponsorizzata dai peggio poteri forti americani e già moglie del presidente che devastò la Serbia in appoggio a tagliagole salafiti, contrabbandieri d’armi e trafficanti d’organi. In fondo, che diamine, la Clinton è stata addirittura tradita da quell’odioso fallocrate di suo marito, merita tutta la nostra comprensione.

Paradossalmente, la prima vittima del femminismo è stato proprio il movimento operaio negli anni ’70, spaccatosi – soprattutto nelle nazioni anglosassoni – in “oppressori” dotati di cromosoma Y ed oppressi. Se ne accorse bene Pasolini, comunista ma più intelligente della stragrande maggioranza dei suoi compagni, dove avrebbe condotto la cultura liberal che si stava imponendo con la contestazione sessantottarda. Oggi è una sorta di icona LGBT, alla stregua di un Mieli qualunque, ma all’epoca ferocemente avverso alla contestazione, all’aborto, al divorzio ed a tutte le scempiaggini che oggigiorno ci spacciano come acquisizioni di “maggior civiltà”.

In realtà, si è andato molto oltre a quanto pure Pasolini paventava con disgusto e raccapriccio, perché il femminismo, ideologia individualista, anticlassista ed anti identitaria per eccellenza, iniziò a cavalcare anche l’omosessualità (cosa che Pasolini avrebbe trovato quantomeno grottesca stante il suo machismo quasi macchiettistico) sostenendo addirittura che l’eterosessualità è un’invenzione maschilista per sottomettere la donna, e la penetrazione è un mezzo per opprimerla, qualunque cosa voglia dire.

Anne Koedt, nel saggio Il mito dell’orgasmo vaginale fa del pene un’arma atta a perpetrare la violenza contro le donne funzionale quindi alla riproduzione della società “patriarcale” e “capitalista”. Per l’autrice stabilire che l’orgasmo vaginale è inesistente, avrebbe conseguenze per l’uomo, per la donna e per la società. Per i primi, li renderà coscienti di essere «sessualmente superflui se la clitoride è sostituita alla vagina come il centro del piacere della donna», mentre la donna potrà affiancare l’eterosessualità, che servirà a mero scopo procreativo per non far estinguere la specie umana, col lesbismo e/o la bisessualità.

Evviva la libertà ed i diritti individuali, ed al contempo l’uomo ridotto a semplice toro da monta o, perché no, semplice fornitore di gameti per le ziette acidelle, cosa che effettivamente è stata esplicitamente teorizzata da Rosie DiManno: “Gli uomini sono di un altro pianeta, mandati qui in astronavi per copulare con le abitanti femmine del pianeta terra e propagare la specie- una missione per il quale la scienza li ha adesso resi del tutto inutili. Dobbiamo solamente tenere un gruppetto di donatori in una fattoria per lo sperma, dove potranno sussistere mangiando pizza e bevendo birra”.

Negli anni ’70 poi sono anche nate le Radicalesbian, antenate delle Femen e delle Pussy Riot e di questa marmaglia blasfema che tanto piace a Soros, che fanno circolare Eterosessualità obbligatoria ed esistenza lesbica (1980), di Adrienne Rich, il saggio che dà il via alla stagione del genderismo che ovviamente sostiene che è il maschio bianco eterosessuale ad aver stabilito aprioristicamente le differenze di genere, le quali spariranno insieme a lui ed al suo “regno del terrore”. Ecco da dove nasce la delirante idea del “genitore 1” e “genitore 2”, ecco il pronome neutro utilizzato in Svezia da chi non si vuole riconoscere come maschio o femmina, ecco la Boldrini e tutte le sue amichette dell’Onu.

Per le classi popolari, alla fine della fiera, il femminismo ha peggiorato, e non migliorato, la condizione femminile, forzando l’entrata della donna nel mondo del lavoro in funzione deflattiva – come oggi, sia detto di passata, si fa con l’importazione di manodopera allogena – costringendo la donna ad una doppia fatica, in casa e fuori. Oggi, il diritto al lavoro è una truffa perché in realtà è un obbligo. Quasi nessuna famiglia può vivere con solo uno stipendio. In compenso, si è persa la serenità del vivere la propria mascolinità, che se per un frigido ed effemminato anglosassone non è poi gran che, per un sano maschio mediterraneo, e per una donna non avvelenata dalle corbellerie di genere, è una tragedia.

Tragedia, innanzitutto per le donne, che continuano ad essere “sfruttate” ed in più gli si dice che sono libere, e che la colpa di tutti i loro problemi è del padre o del marito o del compagno. Che grande evoluzione. In fondo, il femminismo è sempre stato considerato, da destra a sinistra nell’epoca in cui il politicamente corretto era solo una lontana distopia, una semplice questione di aviopenia.

Matteo Rovatti

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Una risposta a Il femminismo? Una vera sciagura per le donne

  1. Mauro 7 ottobre 2015 a 22:45

    Ottimo articolo!!!! Grazie, era ora che i media cominciassero a dire come stanno le cose sotto questo profilo!

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