Spider-man l’africano o della colonizzazione dei (super)Eroi

UltimateComicsSpiderMan_1_MilesVariantMilano, 23 giu – Se c’è una capacità prettamente americana è quella di spettacolarizzare e commercializzare qualsiasi cosa: dalla politica alla religione, dal cibo all’identità, sacrificando ed adattando tutto e tutti sull’altare del mercato – che in questo caso non è l’alta finanza né la stanza dei bottoni, bensì il “consumatore” medio.

La notizia è di ieri: Marvel annuncia che l’eroe dei fumetti Spider-man si chiamerà Miles Morales, e sarà un ragazzo con padre afroamericano e madre portoricana. Il personaggio, già apparso nella serie Ultimate, sostituirà per sempre Peter Parker, lo storico uomo ragno.

“Nulla di trascendentale, si tratta di un fumetto”, si obietterà. Oppure, “è un semplice meccanismo di aggiornamento che rispecchia l’odierna società”. Sono mantra triti e ritriti. Proviamo però a declinare meglio le risposte.

È in primo luogo importante non banalizzare l’argomento: quanta influenza ha la cultura pop sui nostri contemporanei? Non sono necessari studi di sociologia per accorgersi che i modelli che quotidianamente ci vengono trasmessi dai media sono conosciuti, mitizzati ed idolatrati soprattutto dai più giovani. Fate un  piccolo esperimento: provate a chiedere in giro il titolo di un quadro di Modigliani o il nome di una sinfonia di Beethoven ed annotate le eventuali risposte. Provate poi a chiedere i nomi delle casate di Game of Thrones e vi renderete conto della differenza. Questo ovviamente non vuol dire necessariamente che conoscere la risposta alla seconda domanda, e non alla prima, sia sbagliato. Vuol soltanto sottolineare l’importanza della cultura popolare, oggi.

Consideriamo adesso la seconda obiezione: l’aggiornamento dell’immaginario. Che i fumetti, così come tanti altri mezzi di comunicazione, siano lo specchio della società non è frase di per se contestabile. È stato così fin dai tempi di Yambo e de Il corriere dei piccoli. Aggiungiamo però che valido è sempre stata anche l’argomentazione inversa, per quanto bizzarra: è la società a farsi specchio del fumetto. D’altronde lo si è detto e scritto un po’ dappertutto: anche il fascismo ne fece largo uso come strumento di propaganda, a suo tempo. Quest’ultima considerazione ci consente di muovere un piccolo passo in avanti. Influenzare la società cos’è se non una mossapolitica” (nel senso alto del termine, e cioè di tutto ciò che influenza la polis, la città)?

Che quella della Marvel sia appunto una scelta politica ben chiara, è abbastanza palese. Basterà vedere le ultime “mosse” di mutazione – è proprio il caso di dirlo – messe in campo in questi giorni, su quei superoi tranquillamente definibili come “classici”: Thor diventa Donna, Capitan America afroamericano e oggi Spiderman latino-americano.

Ciò che in primo luogo risulta ancora non chiaro, o quantomeno ben celato, è il motivo di questa scelta. Ma in nostro aiuto viene la Marvel stessa, tramite le parole dell’autore Brian Bendis al New York Daily News: “Il nostro messaggio è che non si tratta dello Spider-Man con l’asterisco ma è il vero Spider-Man. Per i bambini di colore, gli adulti di colore e chiunque altro”.

A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Che sia una scelta di puro marketing per raggiungere nuove fetta di mercato, le donne o in questo caso gli afro-americani? Chissà. Ovviamente si è liberi di pensare, e ci mancherebbe, che la scelta sia dettata dalla semplice volontà di dare anche ai bambini di colore un superoe da “adorare”. Come a dire, una scelta di cuore. Ognuno si risponda come preferisce. 0d511c1ff7a7923a314f897e8bf10e79

Ma pur ammettendo che la scelta sia dettata dalla bontà d’animo degli autori, la domanda ulteriore che vogliamo a questo punto porci è: quanto sta bene a noi “europei” che le scelte, di marketing e politiche, di una “Società con scopo di lucro” americana influenzino la nostra realtà?

Senza voler necessariamente andare per lidi eccessivamente filosofici sull’importanza di miti e archetipi, quand’è che smetteremo di farci terra su cui puntare la bandierina dai “colonizzatori del pensiero” – chiamateli Hollywood, Disney, Marvel o come preferite. Quando ri-cominceremo a prendere in mano “la matita” per disegnare il futuro sulla base della nostra volontà? La soluzione ovviamente non ci cadrà sulla testa come un fulmine di Thor. Spetterà sempre e comunque a noi metterci in gioco per invertire la rotta.

L’impresa d’altronde non è certo da supereroi: cosa han fatto gli americani se non banalmente derubare la nostra epica europea, ridisegnandola a loro uso e consumo? Ha forse qualcosa da insegnarci su Dei, leggende, eroi una nazione con poco più di duecento anni di storia? Evidentemente no. Ma rimane comunque nostra la colpa di aver lasciato fuggire – come ci insegna Neil Gaiman – i nostri Dei e i nostri eroi al di là dell’oceano. Ed è compito nostro, quindi ed evidentemente, rimediare. Che si tengano pure i “loro” supereroi 2.0. Noi risponderemo con Achille – non il gelatinato Brad Pitt –il cavaliere del Durer e perchè no, Teseo Tesei.


Davide Trovato

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