pdRoma, 24 giu – Che l’Associazione nazionale partigiani interpreti il proprio ruolo come quello di un collegio sacerdotale in grado di stabilire chi è empio e chi no alla luce del libro sacro costituzionale è cosa nota. Quando sotto la scure dei preti laici finisce persino il Pd, tuttavia, siamo in presenza di un bel cortocircuito.

Il fatto accade a Maranello: in occasione della festa dell’Unità in programma in città tra il 9 e il 29 luglio, l’Anpi locale ha chiesto ai dem del luogo di poter montare un banchetto all’interno della kermesse.

Il Pd ha risposto che certo, non c’è problema, basta rispettare poche condizioni, una delle quali dice chiaramente che “l’attività dell’associazione non può avere contenuti discordanti rispetto alla politica locale e nazionale del Pd”. Pena, “la sospensione in qualunque momento, e senza preavviso, della concessione dello spazio dedicato all’associazione, qualora si verificasse una o più infrazione dei vincoli citati”.

Sportivi come sempre, quelli dell’Anpi hanno gridato al golpe nazifascista: secondo Giordano Zini, presidente dell’associazione partigiani locale, “ci vogliono imbavagliare, non siamo liberi di esprimere la nostra opinione. O chiniamo il capo davanti al Pd, o non siamo autorizzati ad allestire il gazebo. Un obbligo che ci ha lasciati tutti basiti, perché ricorda più il fascismo, che la sinistra italiana”.

Da qui la rinuncia alla partecipazione alla festa, espressa in una lettera in cui si dice anche: “Mi sembra sconcertante che l’Anpi venga richiamata a non poter dire il proprio parere, è una limitazione a un diritto costituzionale, la libertà di parola, per la quale tanti uomini, donne e bambini sono morti”. Addirittura.

Giorgio Nigra

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