
Il modello germanico assume così lo standard di riferimento che dovrà causa forza, essere inoculato anche all’interno di economie così diverse come quelle dei Paesi mediterranei. I mercati, di loro invece, divengono giudici e arbitri delle democrazie europee con possibilità di poter promuovere o bocciare le politiche economiche di nazioni e popoli interi. Basti pensare che se uno stato non procede verso quei binari indicati dagli stessi mercati, permettendosi di promuovere una politica sovrana anche soltanto in un solo campo dell’economia (si pensi all’Ungheria e al sua strenua difesa della sovranità monetaria), si vedrà aumentare lo spread e il rischio di insolvenza, fino eventualmente ad arrivare alla delegittimazione mediatica. Media che com’è ben noto sono controllati dagli stessi soggetti che partecipano al “balletto” bancario-finanziario
Lo spread diviene quindi una sorta di meccanismo in mano alle grandi lobby finanziarie-speculative per eviscerare la sovranità delle nazioni e sottoporre ad usura interi popoli. Anche perché per calmierare questo differenziale la ricetta è una e una sola: smantellamento dello stato sociale, deregolamentazione del mondo bancario e finanziario che dovrà essere scevro dal controllo politico, svendita del patrimonio pubblico, liberalizzazione selvaggia del mondo del lavoro che dovrà divenire mercato anch’esso, e privatizzazioni di settori strategici. In sostanza la morte di una nazione.
Giuseppe Maneggio
1 commento
[…] C’è sfiducia nel nostro paese e i mercati, come di consueto, ne approfittano per mandarci segnali. Lo spread in tal senso, oltre che una cartina da tornasole è anche un’arma di terrorismo psicologico di massa. Ne avevamo già analizzato aspetti e meccanismi alcuni mesi fa e vi invitiamo a rileggerli. […]