Roma, 22 apr – Può un’azienda privata essere in grado di mobilitare la politica? Secondo Palantir, colosso tech statunitense specializzato nell’analisi dei big data, non solo è possibile, ma è la sfida epocale del nostro tempo. Nei giorni scorsi, l’azienda fondata da Peter Thiel nel 2003, ha pubblicato sul proprio account X un elenco di 22 punti che si è subito trasformato in un manifesto pubblico virale con decine di milioni di visualizzazioni. Questo elenco programmatico altro non è che una sintesi tratta dal libro La Repubblica Tecnologica, un saggio scritto dallo stesso CEO di Palantir Technologies Alexander Karp, imprenditore-filosofo con un Ph.D all’università Goethe di Francoforte.
Non quindi, uno sfogo o una provocazione isolata, ma una vera e propria formalizzazione della visione politico-tecnologica dell’azienda che ha creato non poche polemiche. In un periodo storico in cui l’intelligenza artificiale sta sempre di più passando da tecnologia civile a infrastruttura militare strategica, si aprono porte fino ad ora insondate e a tratti oscure ma che ci invitano ad essere attraversate senza moralismi o titubanze.
Dovere nazionale e “tecnofascismo” nel manifesto di Palantir
Le dichiarazioni d’intenti condivise da Palantir hanno spaccato in due il dibattito. Ma in questo caso non si tratta solamente di una polemica: è il momento in cui la tecnologia smette di essere neutrale e diventa esplicitamente politica. Quali sono quindi le idee centrali di questo manifesto? I vari punti tratti dall’opera di Karp si possono schematizzare sotto cinque aree tematiche: primato dell’Occidente e obbligo morale del tech, IA come nuova difesa, critica alla società e alla politica attuale, software come Sovranità, geopolitica a guida americana e fine globalismo ingenuo.
Secondo Palantir/Karp, la Silicon Valley deve tornare a servire lo Stato e la Difesa in modo che l’industria tech non sia più un semplice “consumer” ma uno strumento geopolitico. Software, IA e armi autonome intelligenti saranno quindi l’inevitabile futuro dell’“hard power”: la nuova deterrenza atomica decisa da codici e algoritmi. In questo contesto si inserisce l’attacco radicale al pluralismo, al relativismo culturale e, più in generale, alla cultura soft delle app e dei social che ha caratterizzato gli ultimi decenni della Silicon Valley.
Aziende tech e Nazione
Ecco perché la famosa San Francisco Bay Area nel sud della California, secondo Palantir, non può più restare neutrale ma deve servire gli interessi di sicurezza degli USA: il successo di un’azienda tech è giustificato solo se contribuisce alla forza della Nazione. A questi punti vengono inoltre aggiunti l’unione indissolubile tra decisioni umane e analisi dati per il futuro della guerra (quindi utilizzo dell’IA unita ad armi da guerra), il riarmo (anche di Nazioni alleate come Germania, Giappone e Italia) contro un pacifismo passivo che favorisce solo nemici come Russia e Cina, l’abbandono di una burocrazia lenta a favore di un’efficienza statale che ricorda più un sistema operativo e un’innovazione tecnologica che rifletta i valori occidentali.
Oltre a ciò, il manifesto sottolinea, in una visione elitaria e gerarchica, come solo poche civiltà sarebbero in grado di affrontare la sfida tecnologica, mentre alcune civiltà sarebbero al contrario regressive e dannose. Non è un caso che molti critici abbiano già urlato al “tecnofascismo” incarnato da Palantir, la quale porterebbe avanti una visione nazionalista, antiliberale e potenzialmente antidemocratica. Al di là delle etichette, ciò che emerge è una tesi forte: la tecnologia non è neutra, anzi, è intrinsecamente politica e deve essere schierata più precisamente contro il paradigma liberal. L’industria tech non deve più seguire il flusso del mercato fatto di innovazione per il consumo ma deve essere strumento dello Stato e della storia.
Il complesso militare-AI e il ritorno del politico
Il caso Palantir non è una sparata isolata di qualche miliardario megalomane o un complotto di qualche intelligenza oscura, ma raffigura un dato di fatto già in atto proprio in questo momento: l’AI, che ci piaccia o meno, non è più civile da un pezzo, ormai è un’infrastruttura strategica. L’intelligenza artificiale, infatti, è ampiamente usata nell’intelligence, nel targeting e in molte simulazioni o in attività sul campo proprio attraverso aziende come Palantir, OpenAI e Anduril. Non ultimo, il caso che ha opposto Anthropic a OpenAI in merito ai limiti etici delle collaborazioni con il Pentagono per l’utilizzo di modelli AI avanzati (armi autonome, sorveglianza di massa, etc.), ovvero il primo vero scontro tra Big Tech e Stato sul controllo dell’innovazione tecnologica.
Questo dimostra che la neutralità tecnologica è sempre stata soltanto una chimera e che la non-neutralità, come fatto da Palantir, deve essere accettata e rivendicata. In questo il manifesto di Palantir è, allo stesso tempo, controverso e innovativo. Una delle aziende più integrate nell’apparato di sicurezza occidentale ha esplicitato una visione in cui AI, guerra e potere statale devono fondersi per superare il liberalismo e il pluralismo delle odierne democrazie. Se per decenni nella cultura della Silicon Valley ha dominato l’idea di una tecnologia neutra al servizio di una “umanità” astratta e indistinta, la nuova tesi che emerge da questi scenari è che, in realtà, essa è intrinsecamente politica e orientata come vettore di potere.
Un modo di organizzare il mondo
La tecnica, come sottolineato da Heidegger, non è un semplice insieme di strumenti ma un modo di organizzare e rendere disponibile il mondo, la tecnica è Gestell. L’AI, in questo caso, trasforma realtà, persone e conflitti radicalizzando questa dinamica: la tecnologia, infatti, struttura il campo stesso in cui la decisione diventa possibile. Il riferimento a Carl Schmitt è qui inevitabile. Modelli di intelligenza artificiale militare, infrastrutture di sorveglianza e sistemi decisionali devono necessariamente classificare, discriminare e decidere, sollevando di conseguenza ampi e complessi interrogativi. L’AI, in questo senso, è assolutamente schmittiana. Se per Schmitt il politico emerge quando si stabilisce chi è amico e chi è nemico, diventa chiaro immediatamente come queste tecnologie spostino l’asse del politico verso una dimensione tecnologica.
Anche l’idea stessa di Sovranità, così come concepita dal sistema liberaldemocratico, non ha più ragione di esistere. La decisione sullo stato d’eccezione, per Schmitt condizione necessaria per essere sovrani, si sposta ora verso il controllo dell’infrastruttura tecnica. Dopo decenni in cui l’essenza conflittuale del politico è stata svuotata con l’imposizione di una finta neutralità e criminalizzando ogni richiamo a forza e potenza, assistiamo ora a un cambio di paradigma. L’intelligenza artificiale segna così la fine della neutralità tecnologica invocata dalle liberaldemocrazie e inaugura un ordine tecno-politico in cui Sovranità, guerra e tecnologia coincidono. L’AI, quindi, non può più essere concepita solamente come una tecnologia emergente ma rappresenta il luogo dove il conflitto può riemergere. La sfida è lanciata a quelle civiltà che sapranno raccoglierla.
Andrea Grieco