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Il 50 per cento dei detenuti nelle carceri minorili è straniero: ecco il futuro prossimo dell’Italia

by Francesca Totolo
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Carceri

Roma, 5 mag – Partiamo subito da una dovuta precisazione: tutti i dati che seguiranno si riferiscono alla cittadinanza dei detenuti nelle carceri minorili italiane, non all’origine degli stessi. Si stima che siano quasi un milione i minorenni e i giovani adulti stranieri che hanno già acquisito la cittadinanza italiana. Per questo motivo, tali statistiche non rappresentano in modo esaustivo l’emergenza criminalità giovanile straniera. Questi dati saranno sempre più alterati a causa dell’aumento del numero delle cittadinanze concesse.

Negli ultimi dieci anni, circa il 50 per cento dei detenuti nelle carceri minorili era straniero. Questo dato è ancora più allarmante vista la percentuale di minori e giovani adulti stranieri residenti in Italia, la quale si aggira intorno al 12 per cento per quella fascia d’età.

Nel 2024, il 40 per cento dei detenuti nelle carceri minorili era nordafricano

Per capire cosa succederà nel prossimo futuro dell’Italia, basta analizzare i dati riguardanti la criminalità, in particolare quella giovanile. Nel 2024, ben 234 detenuti su 587 nelle carceri minorili erano africani. Nel complesso, il 50 per cento era straniero.

Addirittura, nel 2023, gli italiani rappresentavano la minoranza dei detenuti nelle carceri minorili, il 46 per cento, nonostante siano l’88 per cento della popolazione residente di quella fascia d’età. Quindi, è palese che minori e giovani adulti stranieri abbiano una propensione al crimine ben superiore a quella dei coetanei italiani.

Il 53 per cento dei detenuti per violenza sessuale è straniero

Nelle carceri italiane, il 41 per cento dei detenuti adulti per violenza sessuale è straniero. Nelle istituti penali minorili, addirittura il 53 per cento è straniero. A livello aggregato dei reati contro la persona, il 43 per cento dei detenuti minorenni e giovani adulti è immigrato.

Più volte, la sinistra e i giornali dem hanno cercato di giustificare questi allarmanti dati attraverso la condizione di disagio socio-economico dei giovani stranieri per non dover ammettere il fallimento delle politiche dei porti aperti e della società multiculturale. Esistono però anche italiani minorenni che vivono in situazioni di assoluta marginalità sociale. Sebbene la povertà assoluta delle famiglie straniere abbia un’incidenza cinque volte maggiore rispetto a quella delle famiglie italiane, queste ultime rimangono prevalenti in termini assoluti. Ciò significa che il disagio socio-economico non giustifica la sovrarappresentazione degli stranieri nelle carceri minorili italiane. Non spiega certamente quel 70 per cento di detenuti per rissa e quell’80 per cento dei detenuti per percosse. Non serve a discolpare quel 61 per cento di minori e giovani adulti stranieri detenuti per furto e nemmeno quel 60 per cento carcerati per rapina.

Una cosa è certa: queste statistiche sono necessarie per capire ciò succederà nel prossimo futuro in Italia. Nei Paesi con un’immigrazione più datata, come Francia e Regno Unito, le seconde e terze generazioni mostrano una propensione al crimine addirittura superiore rispetto a quella degli immigrati, nonostante numerose e dispendiose politiche di integrazione.

Francesca Totolo

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