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L’allegra (in)giustizia

by La Redazione
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riforma giustizia

Roma, 5 mag – Dopo vent’anni nuove indagini hanno riaperto l’inchiesta sul delitto di Garlasco. Il condannato non è più colpevole, ha scontato anni di galera da innocente, e ora l’accusato è un altro. Una vita distrutta che nessuno potrà mai risarcire, un ennesimo errore giudiziario senza responsabili. Enzo Tortora, un pastore sardo innocente mandato all’ergastolo e altre centinatia di casi ogni anno di vite spezzate, famiglie distrutte, aziende fallite.

La giustizia italiana

Nessuno paga per disastri giudiziari che devastano l’esistenza di persone perbene e lasciano liberi criminali pericolosi. Orefici condannati per essersi difesi e clandestini assolti perché la loro cultura ammette ciò che nella nostra civiltà giuridica è reato.
Una riforma della giustizia timida e parziale, ma comunque giusta è stata bocciata da una minoranza faziosa e disinformata esclusivamente per colpire il Governo.

Eppure cadere nelle maglie di una giustizia troppo spesso ingiusta può capitare anche a chi vuole mantenere gli assurdi privilegi della casta intoccabile. Carabinieri e poliziotti incriminati per omicidio volontario per aver fatto il loro dovere, spacciatori ammessi come testimoni nonostante abbiano la credibilità di un delinquente abituale. Proprietari di casa arrestati per aver tentato di sgomberare la loro abitazione da un inquilino abusivo lievemente ferito nel tentativo di riavere ciò che è proprio.

Cittadini puniti per essersi difesi dalle aggressioni di immigrati fuori controllo, in una realtà dove i colpevoli sono sempre le persone oneste e i martiri i delinquenti di ogni risma ed etnia. Il pregiudizio ideologico e la superficialità delle indagini porta a sentenze pazzesche spesso smentite dalla realtà volutamente ignorata.

Il caso del 25 aprile

A Roma al corteo del 25 aprile un giovane ha sparato a due partigiani fuori tempo massimo con un’arma da SoftAir. La stampa come sempre ha parlato di estremisti di destra, ma questa volta il colpevole è un giovane appartenente alla comunità ebraica che ha colpito dal suo scooter indossando un casco facilmente identificabile.

Compiere attentati con la targa del proprio mezzo in bella vista non è cosa da killer professionisti. Soprattutto con un’arma giocattolo. Ad ogni modo per gli inquirenti l’accusa è quella di tentato omicidio. Le lesioni sono abrasioni da pallini per le battaglie simulate e morire per cosi poco sarebbe difficile anche per i partigiani onorari. In mancanza del colpevole per eccellenza, il capro espiatorio perfetto, il fascista rozzo e violento, ci si deve accontentare di un incauto giovane.

Il fallimento del sistema giudiziario

Delitti impuniti, accuse fantasmagoriche, innocenti condannati, colpevoli in libertà, tempi biblici per i processi denunciano il fallimento del sistema giudiziario. Le indagini fantasiose costano al contribuente ogni anno cifre spropositate.

Nonostante le palesi ingiustizie e gli immensi costi sociali ed economici i progressisti non vogliono cambiare il sistema perverso organico ai loro bassi interessi, ma potrebbero cadere nelle maglie dell’errore giudiziario e finire tra le sbarre.
Allora si pentirebbero di avere votato per la conservazione di assurdi privilegi, per l’impunità di servitori dello Stato che servono solo se stessi. La fortuna è cieca, ma la scalogna ci vede benissimo. E a volte il fato colpisce con una mira perfetta, sicuramente migliore di quella del cacciatore a pallini di partigiani immaginari.

Roberto Giacomelli

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