Roma, 13 mag – Millesettecento licenziamenti previsti in Italia, ovvero più del 40% rispetto al totale della forza lavoro attualmente produttiva nel nostro paese. È questo, in estrema sintesi il quadro prospettato dal coordinamento nazionale del gruppo Electrolux, recentemente tenutosi a Mestre. In particolar modo uno stabilimento – quello di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, dove la produzione di cappe di cucina verrà delocalizzata in Polonia – chiuderà i battenti. Tra le località particolarmente colpite dalla mannaia del taglio dei costi c’è anche Forlì: nella città ordelaffiana – qui la multinazionale svedese produce forni e piani cottura – gli esuberi arriveranno a toccare quota quattrocento (un dimezzamento, in poche parole).
Un terremoto industriale
Ad esclusioni di uffici e centri logistici, sono cinque in totale le sedi produttive italiane, tutte coinvolte nel “riassetto organizzativo”. Oltre alle due sopracitate, nel Nord-Est tra Pordenone e Treviso ci sono Porcia – centro principale, specializzato in lavatrici e lavasciuga – e Susegana (frigoriferi e congelatori). A Solaro – una trentina di chilometri da Milano – l’industria del bianco chiude il cerchio con le lavastoviglie.
Un vero e proprio terremoto sociale con migliaia di famiglie italiane che da un giorno all’altro si sono ritrovate senza più certezze per il futuro. Forse addirittura sul lastrico. Dal canto suo l’azienda fondata a Stoccolma nel 1910 ha parlato di “una sempre maggiore pressione competitiva, costi strutturalmente elevati, e crescente complessità operativa”. Criticità sicuramente non nuove e che dovrebbero essere affrontate dalle istituzioni in maniera netta con ricette già note, come la difesa reale del mercato italiano ed europeo.
Adolfo Urso, ministro delle Imprese del Made in Italy, ha definito la situazione inaccettabile. Il titolare del Mimit ha quindi ha convocato a Roma i vertici di Electrolux per un incontro – che si terrà lunedì 25 maggio – insieme alle maggiori sigle sindacali e ai rappresentanti delle regioni in questione. Tra le ipotesi anche l’utilizzo del Golden Power, ovvero la “facoltà di porre il veto rispetto all’adozione di determinate delibere, atti e operazioni delle imprese che gestiscono attività strategiche in specifici settori” definiti strategici.
Electrolux, produzione europea e concorrenza cinese
Ma, per quanto forte – e a patto che venga messo in campo – siamo sempre nell’insieme delle cure. Ha spiegato lo stesso Urso: «Electrolux attraversa una crisi dovuta anche alle scelte perverse e ideologiche del Green Deal, che hanno esposto il mercato e la produzione europea alla concorrenza selvaggia e sleale della Cina».
Il colosso nordeuropeo infatti è una realtà estremamente attenta alla questione ambientale, ovviamente approcciata nella sua versione ideologicamente mainstream. Nello scorso anno solare, ad esempio, ha investito una cinquantina di milioni per l’installazione di impianti fotovoltaici a Porcia e Susegana, con l’intenzione di estendere il progetto anche a Forlì e Solaro. Tutti gli stabilimenti italiani, poi, sono certificati Zero waste to landifll, etichetta che contraddistingue le realtà virtuose nello smaltimento dei rifiuti.
Potenza nucleare, Nazione industriale
Il problema però è che con il solo ambientalismo – e in particolar modo con quello di plastica – non si fattura. Né tantomeno si crea ricchezza, prerogativa quest’ultima dello sviluppo manifatturiero. Su questo punto, ovviamente non il solo del caso Electrolux, il ministro Urso ha ragione: i numeri ci dicono che nel Vecchio Continente (e in misura ancora maggiore in Italia) il costo dell’energia impatta quasi per la metà in più rispetto alla concorrenza sinica.
L’unica risposta sociale al capitalismo selvaggio – che magari prima riceve ingenti fondi pubblici italiani e continentali, favorisce dei benefici indiretti (leggere alla voce bonus elettrodomestici) e poi non si fa problemi a tagliare gran parte del personale – richiede un primo passo. Quello che porterà l’Italia ad essere una nuova potenza nucleare. Quindi, industriale.
Marco Battistini