Braga, 28 mag – Ricorre quest’oggi il centenario della Rivoluzione nazionalista in Portogallo, partita da Braga il 28 maggio del 1926 e conclusasi con la Marcia su Lisbona dei militari capeggiati dal generale Gomes da Costa. Volsero così al termine, senza alcuna resistenza, i 16 anni di miseria e terrore di sinistra della Prima Repubblica portoghese. Per l’occasione in data odierna si svolgerà la consueta cena commemorativa nella città di Porto e verrà lanciato un libro dal titolo “Il Secolo di Maggio. 100 anni della Rivoluzione Nazionale”.
La genesi dell’Estado Novo di Salazar
Per comprendere quello che rappresenta un evento storico di rottura come questo bisogna partire da ciò che lo ha preceduto. Alla rivoluzione di Gomes da Costa ci si arriva dopo 16 anni di Prima Repubblica, che iniziò nel 5 di ottobre del 1910. La rivoluzione repubblicana mise fine alla Monarchia in profonda crisi da tempo, ma che fondò il Portogallo e che fino a quel momento era un tutt’uno con la Nazione.
Gli anni repubblicani però hanno rappresentato per i portoghesi un peggioramento drastico delle proprie condizioni di vita. Aumento delle tasse, corruzione endemica, recesso economico, analfabetismo diffuso erano le cause che davano sfogo a una crescente contestazione sociale di piazza molto forte e di conseguenza portavano a una forte instabilità politica delle istituzioni politiche. Queste debolezze sistemiche sfociavano in frequenti rivolte, scontri di piazza, attentati e colpi di Stato. Per dare un’idea del contesto storico che si viveva nel Portogallo di quegli anni, il giornalista Eduardo Freitas da Costa nel suo libro “História do 28 de Maio” ne offre uno spaccato interessante “Dal 1910 al 1926, circa 20 rivolte sanguinose a Lisbona e a Porto, solo nella città di Lisbona tra il 1910 e 1925, la polizia registra l’esplosione di 325 bombe, negli ultimi tempi di democrazia parlamentare si contano 158 scioperi nella debole industria dell’epoca”.
La marcia su Lisbona
In questo clima di anarchia e disordine causato e fomentato dalla sinistra repubblicana e democratica, scriveva lo storico João Ameal: “è urgente spazzare via tutto e tutti e innalzare, sulle rovine una forza salvatrice”. Era arrivato il momento dell’azione. Fu così che i militari si mobilitarono alle sei del mattino del 28 maggio 1926, capeggiati dal generale Gomes da Costa e accompagnati da un grande entusiasmo e sostegno popolare, presero parte al sollevamento anche una colonna di operai.
Gomes da Costa, via telegrafo, annunciava al paese che l’azione era rivolta contro una dittatura di politici irresponsabili e di restituire un potere forte a una vera rappresentanza nazionale. Termina il suo proclama con un appello “Portogallo, alle armi per la libertà e per l’onore della Nazione”. Quelle armi non servirono perché nessuno alzò un dito per difendere una repubblica allo sbando.
Come le camicie nere
Parafrasando le parole dello storico José Augusto França poveri e ricchi, monarchici e repubblicani, cattolici e giacobini, fascisti e sindacalisti, militari e civili, capitalisti e lavoratori si auspicavano una soluzione che li liberasse dal fardello della Prima Repubblica. La Marcia su Lisbona avvenne il 6 giugno quando le truppe di Gomes da Costa, emulando le camicie nere di Mussolini, sfilarono nella capitale da Campo Grande alla Avenida da Liberdade.
La cosiddetta Dittatura militare, però, non definì subito quale strada dovesse intraprendere a causa di lotte intestine tra alcune fazioni rappresentate da Gomes da Costa, Óscar Carmona e Mendes Cabeçadas, il direttivo di generali che aveva iniziato il sollevamento. Ma dall’aprile del 1928 con la nomina a ministro delle finanze di António de Oliveira Salazar inizia a delinearsi quanto poi accadrà nel 1933 con l’instaurazione dell’Estado Novo. Questo fu il completamento politico e ideologico di quanto era scaturito dalle varie anime che composero la valorosa danza degli eroi, come venne definita anni più tardi la Marcia su Lisbona dalla band lusitana degli Heróis do Mar.
Il libro che ricorda il centenario della Rivoluzione Nazionale
Nello stesso giorno verrà pubblicato il libro dal titolo “O Século de Maio. 100 anos da Revolução Nacional”, edito da Fronteira do Caos editori e organizzato e diretto da Alexandre Franco de Sá, Bruno Oliveira Santos, Frederico Nunes da Silva e José Almeida. Il testo raccoglie i contributi di vari autori che rappresentano le varie anime della destra portoghese che offrono nuove prospettive e angolature sulla Rivoluzione Nazionale del 28 di maggio, evitando i luoghi comuni della narrativa ufficiale. Tra i vari autori possiamo citare Jaime Nogueira Pinto, scrittore e politologo, il deputato al parlamento portoghese e scrittore José de Carvalho, il poeta e saggista José Valle de Figueiredo, da sottolineare anche la presenza italiana dei professori Brunello de Cusatis e Riccardo Marchi.
In questo volume si racconta la storia e le figure che portarono alla Marcia su Lisbona, le correnti dottrinarie e le conseguenze politiche, economiche, sociali e culturali della Dittatura militare e dell’Estado Novo, senza dimenticare la mistica e la carica spirituale che portò con sé la Rivoluzione Nazionale. Il Secolo di maggio racconta un pezzo di storia portoghese da riscoprire, arricchire e tramandare.
Guido Bruno