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L’immigrazione è la nuova bomba H

by Sergio Filacchioni
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Da Ceuta alla Bielorussia, la guerra demografica contro l’Europa non è più una teoria.

Roma, 30 lug – C’è un momento in cui i fatti smettono di essere episodi separati e diventano un’immagine. Quel momento è arrivato. Infatti, mentre le foto e i video delle decine di migliaia di persone che in poche ore hanno sfondato la frontiera spagnola di Ceuta hanno occupato – giustamente – l’attenzione dell’opinione pubblica, sul lato opposto del continente la Lituania ha scoperto tunnel scavati sotto il confine con la Bielorussia per introdurre clandestinamente immigrati nell’Unione europea. Se qualcuno volesse fare il “disegnino”, è il momento di prendere carta e penna.

L’invasione di Ceuta e i tunnel bielorussi

A Ceuta le autorità spagnole stimano circa 49mila ingressi in ventiquattr’ore, un numero capace da solo di mettere in crisi una città, aprire una crisi politica e costringere Madrid a mobilitare esercito e forze di sicurezza. Una vera e propria valanga umana, con una forte componente giovanile: le prime stime spagnole parlano di almeno 7mila minorenni. Molto meno rumorosa è stata la scoperta effettuata giorni fa dalla Lituania: le guardie di frontiera hanno individuato nuovi tentativi di costruire tunnel provenienti dalla Bielorussia, in un confine dove la pressione migratoria viene ormai apertamente descritta dalle istituzioni europee come parte di una campagna ibrida. Ed è questo il salto politico che i commentatori progressisti, impegnati da ore a spiegarci che Ceuta è il residuo di un passato coloniale che l’Europa deve espiare, continuano a rifiutarsi di compiere: l’immigrazione non è un fenomeno naturale. E ormai lo sappiamo da anni.

La Russia ha fatto scuola in Africa

Facciamo un salto verso Est. La Bielorussia e Russia vengono accusate da Polonia, Lituania e Lettonia di organizzare e facilitare l’arrivo di migranti dal Medio Oriente e dall’Africa per indirizzarli contro le frontiere dell’Unione. Non è una denuncia della “destra populista”: nei documenti europei si parla esplicitamente di instrumentalisation of migration e si considera probabile che Mosca e Minsk continuino a utilizzare questa arma contro l’Europa. E lo stesso ragionamento vale, con modalità diverse, per l’Africa. Negli ultimi anni Mosca ha demolito pezzo dopo pezzo l’influenza occidentale nel Sahel, approfittando dei colpi di Stato, sostenendo le nuove giunte e sostituendo francesi e americani con Wagner prima e con l’Africa Corps direttamente dipendente dal ministero della Difesa russo poi. Mali, Burkina Faso, Niger: proprio quella fascia africana la cui destabilizzazione alimenta terrorismo, traffici e rotte migratorie verso il Mediterraneo.

Il Marocco protetto da USA e Israele

Ma i fatti di Ceuta aggiungono qualcosa di ancora più importante, e inquietante. Perché stavolta, dall’altra parte del confine, non c’è un alleato di Mosca ma un partner strategico degli Stati Uniti, un interlocutore privilegiato di Washington nel Nord Africa che ha aderito agli Accordi di Abramo normalizzando i rapporti con Israele e deve proprio a Donald Trump il riconoscimento americano della propria sovranità sul Sahara Occidentale. Ed è proprio Rabat a controllare il territorio dal quale, nel giro di poche ore, è partita una massa umana sufficiente a travolgere il confine spagnolo. Nel 2021 il meccanismo era già stato sperimentato: durante lo scontro diplomatico con Madrid sul Polisario le autorità marocchine allentarono i controlli e migliaia di persone raggiunsero Ceuta. Il Parlamento europeo denunciò allora apertamente l’utilizzo della migrazione come strumento di pressione sulla Spagna. Oggi l’esplosione arriva pochi giorni dopo il riavvicinamento di Sánchez all’Algeria, storico rivale di Rabat.

La bomba atomica del ventunesimo secolo

A questo punto il problema non è stabilire se dietro l’assalto alla città spagnola ci sia una sola regia. La realtà, se proprio vogliamo dirlo, è molto più grave: amici e nemici dell’Europa hanno capito contemporaneamente la stessa cosa, ovvero che una frontiera europea non è un limite invalicabile e può essere trasformata in un’arma per ottenere risultati politici. Hanno capito che la “bomba umana” è l’atomica del ventunesimo secolo: lanciare migliaia di persone contro una città significa impegnare polizia ed esercito, saturare centri di accoglienza, provocare crisi politiche, riaprire conflitti interni, mettere sotto pressione governi e opinioni pubbliche. Ma è soprattutto una bomba che lavora sul lungo periodo, e per capirlo basta un dato: in Spagna e Italia, la nazionalità straniera più numerosa nelle carceri è quella marocchina.

L’Europa ha creduto a idee stupide

Ed è proprio qui che torniamo al tema principale, cioè il grande mito dell’ideologia cosmopolita. Per trent’anni ci hanno raccontato che la globalizzazione avrebbe dissolto i confini, che le migrazioni di massa fossero una specie di fenomeno naturale, impersonale e irreversibile, il vento della Storia contro cui soltanto gli stolti avrebbero provato a resistere. Il problema è che lo abbiamo creduto solo noi. Guillaume Faye lo ha spiegato così: «Solo l’Europa e l’America del Nord, o piuttosto le loro intelligence, credono e fanno credere che il melting-pot planetario sia inevitabile, così come il marxismo voleva far credere che il regno del socialismo internazionalista era scientificamente ineluttabile — e continua — La Cina, l’India, l’Africa, i paesi arabo-musulmani non si mescolano più, esportano il loro sangue e restano dei blocchi chiusi. Ci conquistano con un metodo di infiltrazione, più efficace dell’invasione militare perchè non provoca moti di rivolta immediati».

L’immigrazione come arma

Gli Stati forti difendono i propri confini e utilizzano quelli degli altri. Solo l’Europa continua a comportarsi come se possedere una frontiera fosse qualcosa di cui vergognarsi. Questo è il passaggio epocale che abbiamo davanti. La grande questione europea dei prossimi decenni non sarà più se l’immigrazione sia “buona” o “cattiva”, né quante quote distribuire tra un Paese e l’altro. Sarà chi possiede la “Bomba H”, dove H non sta più per hydrogen ma per humanity. E il principio è molto potente: se il tuo confine può essere scoperchiato da un governo straniero quando vuole metterti sotto pressione, quel confine non è più tuo. Da Ceuta ai tunnel della Bielorussia, dal Sahel al Mediterraneo, il messaggio ormai è scritto a caratteri abbastanza grandi.

Sergio Filacchioni

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