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Kylian Mbappé e lo sfregio a Ceuta: storia di un campione senza più popolarità

by Marco Battistini
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Roma, 17 set – Quando parte a campo aperto affonda come una lama nel burro tra le difese avversarie. A ventotto primavere da compiere e “solamente” tre mondiali disputati con ventidue centri è già il miglior marcatore di tutti i tempi nella massima competizione calcistica per importanza. Nell’estate del 2022, quando ancora scriveva pagine di storia francese con il Paris Saint-Germain, si mosse addirittura il Presidente della République Emmanuel Macron pur di fargli rifiutare la corte del Real Madrid – un matrimonio solamente rimandato di un paio di stagioni più tardi. Ma i problemi per Kylian Mbappé iniziano quando rimane per più di un secondo senza l’attrezzo del proprio lavoro tra i piedi.

Una Salis con gli scarpini?

L’ultima autorete – per dirla con termini educati –  mediatica dell’attaccante di origini algerine e camerunensi arriva da Elche, dove un paio di sere fa le merengues si sono imposte sui padroni di casa solamente a tempo scaduto. A tenere banco è stato però il censurabile comportamento tenuto dallo stesso Mbappé insieme al connazionale a franco-maliano Ibrahima Konaté e al brasiliano (dalla lacrima facilissima) Vinicius. I tre, arrotolandosi l’apposita maglietta, hanno coperto la scritta Todos somos caballas, messaggio di solidarietà a Ceuta mostrato da tutti gli altri calciatori prima della gara. 

Scontata, a maggior ragione in un frangente tanto critico per l’enclave, la reazione, corsa soprattutto sui social, dei tifosi spagnoli. Durissima la presa di posizione del tifo organizzato dei Blancos: «È assolutamente inaccettabile che giocatori che indossano il nostro stemma e percepiscono il loro stipendio grazie al denaro dei soci si concedano il lusso di mancare di rispetto ai cittadini spagnoli che stanno subendo le conseguenze di un’invasione. Siamo certi che qualsiasi tifoso del Real Madrid e qualsiasi spagnolo si stia vergognando dell’immagine offerta da questi tre individui». Chiude quindi il comunicato degli Ultras Sur: «Si possono perdere partite, titoli e denaro. Ma quando perdi i tuoi valori e permetti che accada questo, perdi la generazione che avrebbe dovuto continuare la tua storia».

Immancabile tra le poche voci a favore del gesto – il che è tutto un dire – quella di Ilaria Salis. L’europarlamentare ha applaudito al gesto dei calciatori per «essersi rifiutati di prestarsi a una campagna che strumentalizza la tragedia di Ceuta alimentando una propaganda nazionalista anti-migranti, tanto indecente quanto pericolosa». Un post da far sanguinare gli occhi. E che fa il paio con l’ultimo vergognoso intervento tenuto in sede istituzionale dall’ormai ex insegnante.

Mbappé contro la destra

Tornando a Mbappé non è la prima volta che prende posizione politica. Alla vigilia di Euro 2024 – e delle legislative francesi – precisò di essere «contro le idee che dividono», invitando i giovani al voto. A sinistra, ovviamente. Perché pur non nominando mai il Rassemblement National aggiunse di non voler rappresentare «un Paese che non corrisponde ai nostri valori», auspicando che i connazionali facessero «la scelta giusta». 

Posta l’assurdità ideologica che si possa indossare o meno la casacca della propria nazionale in base al governo – democraticamente eletto – di turno il compagno Kylian (che possiede in garage una collezione di supercar dal valore milionario) si disse d’accordo con il pensiero del collega di reparto Markus Thuram. Il quale, facendo nomi e cognomi di partiti, evidenziò la propria avversione nei confronti della destra radicale.

Sempre meno popolare

Così nonostante sia uno dei calciatori più quotati della sua generazione – se non il più forte dopo la fine del duopolio di Messi e CR7 – la popolarità del capitano dei Bleus pare ai minimi termini. La richiesta fatta qualche tempo fa alla FFF per giocare solamente nelle gare importanti (in soldoni mondiali ed europei) di certo non l’ha aiutato in tal senso. Secondo i dati Odoxa del settembre 2025 più di un francese su due – il 52% – gli avrebbe tolto volentieri la fascia al braccio.

Dalla nazionale al club, a chi segue il calcio italiano in Europa non saranno passati inosservati i copiosi fischi che il Santiago Bernabeu gli aveva già riservato durante il recentissimo Real Madrid-Inter (quando tra l’altro ha pure segnato). Precedentemente il c’eravamo tanto amati con il Psg si è concluso con una causa da sessanta milioni di euro versati dalla società parigina. Indicativo per inquadrare il personaggio, il discorso motivazionale, diventato un video virale, fatto personalmente da Luis Enrique. L’allenatore asturiano cercò di pungere nell’orgoglio Mbappé, spiegando la differenza tra l’essere un campione come tanti e il saper diventare un vero leader.

Quindi la scelta dell’estate 2024 di lasciare la capitale transalpina per quella spagnola. Occhio ai risultati finora raggiunti: senza il peso individualistico del bomber, sotto la Tour Eiffel sono arrivate due Champions League consecutive. Da quelle parti un trofeo mai vinto prima: intanto le merengues chiudevano il 2025/26 a zero tituli.

Un’ingombrante presenza

Doveva diventare il simbolo della Francia multiculturale, si sta trasformando in una presenza fin troppo ingombrante. Anche in spogliatoi comunque importanti, in particolar modo per atteggiamenti spesso indolenti che si sommano alle ormai numerose uscite estranee alle faccende del rettangolo verde. Nonostante le caterve di gol messi a referto, particolarità che rafforza il concetto.

E anche se nelle ultime ore registriamo una parziale retromarcia – stridente come un’arrampicata sugli specchi: «volevo rivolgere un pensiero a tutte le persone che soffrono» – rimane quel fermo immagine da non dimenticare

Ceuta intanto non si arrende: farebbero bene a ricordarselo anche tutti quelli che trasformano immigrazione, integrazione e “nuovi europei” in una favola senza contraddizioni.

Marco Battistini 

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