Roma, 16 set – Tra le penne più affilate della «collaborazione» francese c’è sicuramente Lucien Rebatet. Anzi, nel suo caso sarebbe meglio parlare a tutti gli effetti di fascismo francese, ben al di là delle ambiguità e dei tentennamenti che attraversarono il campo dei collaborazionisti. Rebatet seppe descrivere come nessun altro quegli anni convulsi in un capolavoro come Les Décombres, uscito nel 1942 e segnato da un immediato successo editoriale. Non viene risparmiato nessuno, né la classe politica democratica, artefice della tremenda sconfitta francese, né l’incompleta «rivoluzione nazionale» di Petain.
L’anno precedente Rebatet presentava invece un breve e agguerrito pamphlet contro l’Unione Sovietica di Stalin: Il Bolscevismo contro la Civiltà. Testo che Italia Storica Edizioni ha finalmente messo a disposizione al lettore italiano, pubblicandolo all’interno della collana Off Topic con un’ampia introduzione curata da Claudio Siniscalchi, il quale giusto qualche anno fa aveva dedicato allo scrittore francese una monografia dal titolo Un rivoluzionario decadente. Vita maledetta di Lucien Rebatet.
Il Bolscevismo contro la Civiltà di Lucien Rebatet
Il 1941, anno in cui esce Il Bolscevismo contro la Civiltà, è l’anno dell’Operazione Barbarossa, della grandiosa e apparentemente trionfale avanzata tedesca in terra sovietica, di quella che Rebatet nelle sue Memorie di un fascista descriverà come «La crociata dell’intera Europa contro il suo abominevole nemico». Per Rebatet tutto nel bolscevismo è estraneo allo spirito europeo ed occidentale, non è che un coacervo di «utopia, disperazione anarchica degli Slavi, messianismo e istinto distruttore d’Israele, ferocia anarchica». Solo la decomposizione dell’impero zarista e l’immane disfatta russa nella Prima guerra mondiale hanno potuto creare i presupposti per l’affermarsi del bolscevismo: «Nato dall’anarchia e dall’omicidio, il regime bolscevico dei Soviet genererà un’anarchia e massacri ancora più spaventosi».
Non si tratta, però, di disconoscere la questione sociale ed economica. Anzi, il bolscevismo «È una contraffazione, una terribile corruzione del socialismo umano e così spesso realistico dei teorici francesi come Proudhon e Georges Sorel». Quest’ultimo viene annoverato da Rebatet tra i «grandi precursori dei principi nazionalisti e anticapitalisti sui quali l’Europa va rifondandosi». Le prime vittime del regime instaurato da Lenin sono proprio le masse di operai e contadini che pretendeva di liberare, precipitandoli non solo nella violenza, ma anche nella miseria. Il tutto realizzando «Il matrimonio scandaloso tra lo sperpero del collettivismo e le forme più odiose del capitalismo internazionale», in quanto è proprio al grande capitale anglo-americano che si affida per scongiurare il disastro economico.
A ciò si aggiunge un processo di annichilimento della classe intermedia, di distruzione della cultura e delle arti, di disconoscimento di ogni profondità religiosa: «Il marxismo, dottrina legale dell’U.R.S.S.. è un sistema rigidamente e pesantemente materialista, dal determinismo disperante. Rifiuta di riconoscere all’uomo il minimo bisogno spirituale e gli nega ogni libertà morale». Questa sorta di «satrapia orientale» che è il bolscevismo diventa nient’altro che un Leviatano poliziesco e repressivo, «In cui una minoranza spietata si mantiene, in mezzo a una massa amorfa, attraverso l’omicidio e il terrore, con il gigantesco apparato di polizia della GPU».
Il bolsecevismo e la rivoluzione mondiale
Il bolscevismo non è solamente il «boia della Russia», ma ha insanguinato l’intera Europa. Rebatet ne ricorda i misfatti, dai tentativi di invasione armata, come contro Finlandia, Estonia e Lituania, all’appoggio di esperimenti sovversivi come quello di Béla Kun in Ungheria, senza dimenticare il pesante coinvolgimento nella Guerra civile in Spagna. Ovunque il bolscevismo incoraggia per freddo calcolo il «partito della guerra», contribuendo irrimediabilmente alla deflagrazione della Seconda guerra mondiale: «Fin dai tempi di Lenin, uno dei punti essenziali del catechismo bolscevico è che una futura guerra mondiale provocherà ovunque la rivoluzione, e che il marxismo deve dunque lavorare per far scoppiare questa guerra». Insomma, si deve preparare il conflitto mondiale per arrivare alla rivoluzione mondiale. Si conferma anche qui quel «matrimonio scandaloso» tra Soviet e democrazie, con queste ultime che non solo hanno tollerato il bolscevismo, ma vi si sono strette contro i blocchi nazionali.
Nonostante le diverse direzioni che prenderà poi la storia, nonostante la fine della stessa Unione Sovietica, nonostante l’evoluzione (o involuzione) di quello stesso mondo progressista che si era servito del bolscevismo e del comunismo, il testo di Rebatet mantiene intatto molto del suo valore, mostrando quali potessero essere le aspettative, le preoccupazioni e le speranze di un intellettuale all’interno della catastrofe della «Guerra civile europea».
Michele Iozzino