“…a vedere il Milan a me piace andarci con gli amici io da solo magari a una partita in casa ci vado anche ma smazzare fino a Napoli come facciamo domani per esempio io lo faccio solo per la gioia di poterlo fare tutti insieme con gli amici al di là del Milan e di tutto il resto e così è sempre stato io e Nibbio e Zigolo e tutti gli altri nelle Brigate ci siamo entrati perché abbiamo conosciuto della gente che ci dicevano eh venite alle assemblee che allora si tenevano alle Colonne di San Lorenzo in un baretto dove cantava Jo Squillo anche lei milanista ci si trovava lì…”.
Roma, 10 ott – Negli ultimi anni, più il mondo ultras sta diventando quasi una roba del passato (almeno a livello di massa, perché in realtà resta il fenomeno sottoculturale italiano più longevo e vivo), più sono comparsi testi che ne ripercorrono le gesta. Un po’ seguendo il modello britannico, dove le memorie dei vecchi hooligan sono divenute un vero e proprio genere. Ovviamente, a fianco di alcuni testi imprescindibili, abbiamo assistito al proliferare di libri inutili ed orrendi, siano essi autobiografie oppure romanzi.
Tra realtà e fantasia
In Italia, oltre alle autoproduzioni curate dai gruppi stessi, hanno iniziato a comparire libri di memorie ed anche opere di finzione. A nostro avviso rimane insuperato per impatto emotivo un’opera che si può quasi definire un poema epico, dove i fatti reali vengono mischiati alla fantasia, come se si stessero registrando dei discorsi al bar.
Questa opera, che suscitò un discreto clamore alla sua uscita, si intitola I furiosi ed è stata scritta da Nanni Balestrini, originariamente per Bompiani.
Uno spaccato underground
Balestrini, poeta e scrittore milanese del tutto ignorante di calcio e men che meno di ultras. Nel 1993 entra in contatto con le Brigate Rossonere, manipolo di tifosi al seguito del Milan, allo scopo di scrivere un romanzo (romanzo con episodi realmente accaduti, peraltro) ispirato alle gesta del gruppo, promettendo ovviamente di cambiare i nomi dei protagonisti e di non scrivere quanto non approvato espressamente dal gruppo stesso (cosa che non fece del tutto, in quanto alcune situazioni non autorizzate vennero trascritte comunque).
Quello che venne dato alle stampe nel 1994 come I furiosi (dal nome dell’allora gruppo della curva cagliaritana al centro dell’episodio chiave del racconto, vale a dire il furto del loro striscione ad opera dei milanisti) risulta uno sgangherato poema epico metropolitano diviso in undici canti e senza alcun tipo di punteggiatura. Come fosse un unico flusso di coscienza. A molti fece storcere il naso per la durezza di quanto narrato. Resta comunque una pietra miliare per quanto riguarda la narrativa ultras. E uno splendido spaccato milanese(molto) underground degli anni Ottanta e Novanta.
I furiosi
In buona sostanza Balestrini (scomparso nel 2019, fu uno dei membri fondatori di Potere Operaio) si è praticamente limitato a trasporre su carte le registrazioni dei racconti dei singoli tifosi, senza di fatto soluzione di continuità e senza praticamente alcun filtro. Il risultato è un bizzarro ma efficace mix tra l’Iliade ed I guerrieri della notte, dove gli antieroi non vengono né mitizzati né demonizzati. Emergono semplicemente per ciò che sono.
Dopo la lettura molto probabilmente chi odia gli ultras continuerà ad odiarli. Rileggendolo ora ci rendiamo conto di quanto questo testo sia invecchiato divinamente. E di come sia uno spaccato sociale che potrà essere riletto anche fra cento anni con sempre maggior interesse. E, se quando chi scrive lo prese in mano a 18 anni facendogli venire ancora più voglia di avvicinarsi ad un tale mondo (anche per il fascino del brivido e del proibito, perché negarlo?), adesso, superato il mezzo secolo di vita, sembra quasi di fare un salto nel passato in una Milano e ni un mondo giovanile che purtroppo sono quasi interamente scomparsi.
Roberto Johnny Bresso