
Eppure, solo pochi giorni dopo, il sito Gay.it se n’è uscito con una trovata che invece sa tanto di lobby: una bella lista di proscrizione dei senatori democratici contrari al ddl Cirinnà sulle unioni civili, o ad alcune parti di esso (tipo la stepchild adoption). Gli interessati hanno ovviamente replicato che si tratterebbe di “squadrismo”: Hitler da una parte, gli squadristi dall’altra, tanto per far vedere che abbiamo definitivamente perso il senso del significato delle parole.
Deliri verbali a parte, resta l’impressione che, se si voleva dimostrare che una lobby gay non esiste, si è decisamente persa un’occasione. Ovviamente dobbiamo intenderci sul senso delle parole. Se per “lobby” si intende una grande centrale segreta di supergay che si riuniscono in una specie di batcaverna e decidono le sorti del mondo, si tratta ovviamente di un’idiozia. Se si intende, molto più semplicemente, un gruppo di pressione volto a imporre determinati indirizzi tanto alle leggi quanto al costume, allora esiste eccome. Ovviamente è ben lungi dall’essere onnipotente e per esempio in Italia è destinata a scontrarsi con un’altra lobby, decisamente ben organizzata. Ma il comportamento è quello. La lista di proscrizione è da lobby gay. La campagna mondiale contro Barilla a causa delle sue legittime idee è da lobby gay. L’idea che chi civilmente dissente su alcuni temi sia non una persona con idee diverse ma un “omofobo”, cioè una persona da mettere fuori dal consesso civile, è da lobby gay. Quindi, se si ritiene che l’espressione sia offensiva, si cominci a non comportarsi con modalità che ne assecondino l’utilizzo.
Giorgio Nigra