gayRoma, 15 gen – È passata appena una settimana da quando, nel Pd, è scoppiata la polemica sulla “lobby gay”: l’espressione era stata usata dalla parlamentare europea dei democrat, Silvia Costa, che più precisamente aveva parlato di “lobby LGBT in Parlamento Europeo”. La cosa aveva suscitato la risposta adirata di Cristiana Alicata, ex membro della direzione nazionale del Pd e storica esponente dell’attivismo omosessuale, che aveva chiesto la cacciata dal partito di chi utilizzi tale espressione, perché tale lobby non esisterebbe e perché, diceva la Alicata, “non posso accettare che vengano usate contro di noi le stesse armi che Hitler usava contro gli ebrei ai tempi del nazismo”.

Eppure, solo pochi giorni dopo, il sito Gay.it se n’è uscito con una trovata che invece sa tanto di lobby: una bella lista di proscrizione dei senatori democratici contrari al ddl Cirinnà sulle unioni civili, o ad alcune parti di esso (tipo la stepchild adoption). Gli interessati hanno ovviamente replicato che si tratterebbe di “squadrismo”: Hitler da una parte, gli squadristi dall’altra, tanto per far vedere che abbiamo definitivamente perso il senso del significato delle parole.

Deliri verbali a parte, resta l’impressione che, se si voleva dimostrare che una lobby gay non esiste, si è decisamente persa un’occasione. Ovviamente dobbiamo intenderci sul senso delle parole. Se per “lobby” si intende una grande centrale segreta di supergay che si riuniscono in una specie di batcaverna e decidono le sorti del mondo, si tratta ovviamente di un’idiozia. Se si intende, molto più semplicemente, un gruppo di pressione volto a imporre determinati indirizzi tanto alle leggi quanto al costume, allora esiste eccome. Ovviamente è ben lungi dall’essere onnipotente e per esempio in Italia è destinata a scontrarsi con un’altra lobby, decisamente ben organizzata. Ma il comportamento è quello. La lista di proscrizione è da lobby gay. La campagna mondiale contro Barilla a causa delle sue legittime idee è da lobby gay. L’idea che chi civilmente dissente su alcuni temi sia non una persona con idee diverse ma un “omofobo”, cioè una persona da mettere fuori dal consesso civile, è da lobby gay. Quindi, se si ritiene che l’espressione sia offensiva, si cominci a non comportarsi con modalità che ne assecondino l’utilizzo.

Giorgio Nigra

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