
1) Un’opacità totale: lo streaming, per i grillini, è un’arma retorica, uno strumento di propaganda da utilizzare soprattutto contro i nemici, mai qualcosa che serva per garantire la trasparenza interna, che infatti non c’è. Tutto viene deciso in riunioni segrete, secondo criteri imperscrutabili, tenendo all’oscuro militanti e cittadini.
2) L’incapacità di saper selezionare una classe dirigente propria senza pescare nel mondo dei vecchi marpioni. I grillini insistono molto sul fatto che Marra è accusato di illeciti relativi a giunte precedenti: non si rendono conto che questa affermazione è la smentita totale dell’ideologia grillina stessa, del loro presunto eccezionalismo, della loro sbandierata differenza etica?
3) Il dominio dei non eletti sugli eletti: la Raggi è dichiaratamente manovrata da Grillo e Casaleggio Jr, che nessun elezione ha investito di tale ruolo.
4) Il dominio dei partiti sulla politica reale: la crisi sul caso Marra è stata gestita non guardando al bene della città, ma ai soli, astrusi meccanismi interni al M5S: si veda il paventato ritiro del simbolo da parte di Grillo per “sfiduciare” la Raggi. Come se importasse più far tenere la coerenza interna del movimento che cominciare a governare Roma.
5) Il correntismo: la Raggi è figlia dell’ala casaleggiana, mentre Grillo non la sopporta; l’ex comico voleva imporle in giunta dei “lombardiani”; Di Battista duella con Di Maio per il ruolo di futuro candidato premier. Insomma, siamo alla vecchia politica più tradizionale.
6) Doppio standard morale: “Se mi arriverà un avviso di garanzia? Valuterò”, ha detto proprio oggi la Raggi. Ma come, un movimento basato sullo spirito manettaro più spinto, sulla gogna, sul dagli al corrotto, un movimento a cui non servono prove ma è sempre bastato il sospetto, che si permette di “valutare” dopo un avviso di garanzia? Troppo comodo. Decisamente troppo comodo.
Adriano Scianca
1 commento
Ho errato umanamente una volta dando il voto al 5 stelle, non sarò diabolico!