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Raggi Marra dimissioniRoma, 19 dic – Come facilmente prevedibile, la prima esperienza di governo reale con cui si sono confrontati i grillini si sta rivelando un disastro di proporzioni epocali. La cialtronaggine della giunta Raggi è tale da far persino rimpiangere le terribili esperienze con Alemanno e Marino. I quali hanno governato pessimamente, ma almeno hanno salvato le forme di una normale amministrazione: la Raggi sembra totalmente impantanata nei meccanismi astrusi della sua conventicola e non fa nemmeno finta di governare la città. È però interessante notare che la Raggi sta tradendo non solo i cittadini romani, ma anche i capisaldi dell’ideologia grillina stessa. L’esperienza dell’amministrazione romana sta infatti mostrando tutte le contraddizioni del metodo pentastellato.

1) Un’opacità totale: lo streaming, per i grillini, è un’arma retorica, uno strumento di propaganda da utilizzare soprattutto contro i nemici, mai qualcosa che serva per garantire la trasparenza interna, che infatti non c’è. Tutto viene deciso in riunioni segrete, secondo criteri imperscrutabili, tenendo all’oscuro militanti e cittadini.

2) L’incapacità di saper selezionare una classe dirigente propria senza pescare nel mondo dei vecchi marpioni. I grillini insistono molto sul fatto che Marra è accusato di illeciti relativi a giunte precedenti: non si rendono conto che questa affermazione è la smentita totale dell’ideologia grillina stessa, del loro presunto eccezionalismo, della loro sbandierata differenza etica?

3) Il dominio dei non eletti sugli eletti: la Raggi è dichiaratamente manovrata da Grillo e Casaleggio Jr, che nessun elezione ha investito di tale ruolo.

4) Il dominio dei partiti sulla politica reale: la crisi sul caso Marra è stata gestita non guardando al bene della città, ma ai soli, astrusi meccanismi interni al M5S: si veda il paventato ritiro del simbolo da parte di Grillo per “sfiduciare” la Raggi. Come se importasse più far tenere la coerenza interna del movimento che cominciare a governare Roma.

5) Il correntismo: la Raggi è figlia dell’ala casaleggiana, mentre Grillo non la sopporta; l’ex comico voleva imporle in giunta dei “lombardiani”; Di Battista duella con Di Maio per il ruolo di futuro candidato premier. Insomma, siamo alla vecchia politica più tradizionale.

6) Doppio standard morale: “Se mi arriverà un avviso di garanzia? Valuterò”, ha detto proprio oggi la Raggi. Ma come, un movimento basato sullo spirito manettaro più spinto, sulla gogna, sul dagli al corrotto, un movimento a cui non servono prove ma è sempre bastato il sospetto, che si permette di “valutare” dopo un avviso di garanzia? Troppo comodo. Decisamente troppo comodo.

Adriano Scianca

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