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Roma, 11 set – Dopo la guerra d’Etiopia, nel 1936, il nuovo ordinamento della M.V.S.N. sanzionò la costituzione di 14 comandi di zona, di 32 (poi 33) comando gruppi battaglioni CC.NN., 133 legioni ordinarie, una motorizzata, sei coorti autonome e reparti speciali permanenti di stanza a Roma. Tra i reparti speciali vi erano un reparto per la sorveglianza dei confinati politici a Ponza e Ventotene ed un reparto Ordine Pubblico. Inoltre venne deciso di affiancare una legione CC.NN. alle divisioni dell’esercito, divenute binarie con la riforma Pariani. La legione divisionale veniva così a costituire il terzo elemento di fanteria della divisione (anche se assai più debole del reggimento fanteria).

Era composta da due battaglioni di CC. NN., ciascuno I° battaglione attivo di una legione territoriale: il primo della legione stessa, l’altro di una legione possibilmente limitrofa. Ciascun battaglione veniva designato legione dato che rappresentava la legione di provenienza, della quale conservava il numero, ed era articolato in:

Comando legione divisionale (al I° battaglione)

Comando legione (II° battaglione)

Un battaglione CC.NN.

Reparto complementi CC.NN.

Coorte territoriale CC.NN.

Una o più coorti territoriali CC.NN.

Reparti speciali.

Si trattava di un sistema alquanto macchinoso, e nel prosieguo le legioni vennero denominate battaglioni col numerale romano della legione d’appartenenza. Su 133 battaglioni CC.NN. 22 venivano assegnati ai Corpi d’Armata, 82 battaglioni di Legioni territoriali da immettere nelle divisioni di fanteria; 24 battaglioni nelle divisioni CC.NN. libiche ( 1a 23 Marzo, 2a 28 Ottobre, 3a 21 Aprile, 4a 3 Gennaio); restavano di riserva quattro battaglioni CC.NN. e la legione CC.NN. di Zara. Vennero poi costituiti altri battaglioni nell’ambito delle cosiddette Legioni di Frontiera. Tali battaglioni vennero assegnati ai Corpi d’Armata schierati alle frontiere settentrionali. Il sei aprile del 1939 venne occupata l’Albania; alla breve ed incruenta campagna parteciparono inizialmente due battaglioni, sbarcati a Valona il primo giorno: XL°(Verona) e LXXVI° (Copparo) btg. CC.NN. . Il dieci aprile sbarcò, insieme alla divisione Murge (poi Ferrara) il XCII° battaglione CC.NN. di Firenze, mentre a Valona sbarcarono i battaglioni CXI° (Pesaro) CXII° (Roma) e CLII° (Lecce). Questi sei battaglioni rientrarono in patria a dicembre.

Il 29 settembre 1939 vennero costituite quattro divisioni Camicie Nere Libiche:

1a 23 Marzo,

2a 28 Ottobre,

3a 21 Aprile,

4a 3 Gennaio.

Essendo fortemente sotto organico, nel maggio 1940 la 21 Aprile venne disciolta ed il personale appartenente alla Milizia trasferito alle altre divisioni Camicie Nere, e quello appartenente all’esercito alla divisione Catanzaro. Della 21 Aprile solo l’LXXXI° battaglione CC.NN. (Ravenna) non venne disciolto, ma venne trasferito alla 3 Gennaio al posto del disciolto CLIV° battaglione (Taranto)[1]. Le divisioni libiche vennero inquadrate in due Corpi d’Armata CC.NN., XXII e XXIII, agli ordini dei generali Somma (quello di passo Uarieu) e Berti, già comandante del C.T.V. in Spagna. In Africa Orientale vennero costituite sette legioni CC.NN. permanenti, suddivise in due Gruppi legioni CC.NN. d’Africa:

I° Gruppo Legioni CC.NN. (Addis Abeba)

 

1a Legione Arnaldo Mussolini (Addis Abeba)

2a Legione Filippo Corridoni (Harar)

5a Legione Luigi Razza (Mogadiscio)

6a Legione Luigi Valcarenghi (Gimma)

 

II° Gruppo Legioni CC.NN. (Asmara)

 

2a Legione Ivo Olivetti (Asmara)

3a Legione Reginaldo Giuliani (Gondar)

7a Legione Francesco Battista (Dessiè)

Un’altra legione e numerosi battaglioni furono creati più tardi con gli italiani trasferitisi in Africa Orientale, sino a raggiungere trenta battaglioni[2].

Nel 1940, allo scoppio della guerra, la M.V.S.N. era composta da migliaia di uomini, e poteva schierare in linea 312.000, di cui 112.000 nei centonovantaquattro battaglioni CC.N. attivi (8 btg della Milizia Coloniale, 24 nelle divisioni libiche, 4 btg di mitraglieri libici, 108 battaglioni d’assalto, dieci di frontiera, uno di mitraglieri metropolitani, 39 battaglioni di complementi) cui andavano aggiunti i 135 battaglioni territoriali (64.000 uomini), 26.000 legionari dei trenta battaglioni in A.O.I., 25.000 nella MilMart (che si distinsero, con un ruolo decisivo nel dicembre 1941 e nell’estate 1942 in Nord Africa) ed 85.000 della DiCat, la difesa contraerea. Ma, come già nella prima fase della guerra spagnola, l’accrescersi dei numeri non andò di pari passo con l’efficienza bellica. Si arrivò ad una sorta di doppione dell’esercito, con l’aggravante che le unità CC.NN. erano più leggere e dotate di un armamento più scarso rispetto alle corrispettive unità del R.E., già di per se non all’altezza del nemico quanto ad armamenti; e se gli uomini erano valorosi non ci si poteva attendere, e non si ebbe, una sorte diversa da quella delle altre unità. Le divisioni scomparvero una ad una nel corso dell’offensiva di O’Connor in Libia nel dicembre 1940- febbraio 1941, sacrificandosi in azioni di retroguardia e di difesa di Tobruk e Derna: la 3 Gennaio si arrese il 10 dicembre a Sidi el Barrani, a Bardia e Tobruk fu la volta della 23 Marzo e della 28 Ottobre.

La sorte delle CC.NN. fu la stessa dei loro commilitoni dell’esercito, anche se va detto che le Camicie Nere, pur senza distinguersi particolarmente, si batterono con maggior tenacia dei fanti ed erano meno pronte alla resa. Purtroppo una visione strategica arretrata tipica del comando italiano, anziché trarre vantaggio dalle caratteristiche peculiari dei volontari e della loro maggiore mobilità li impiegò come normale fanteria in una guerra di posizione (in Africa!) per la quale non avevano né addestramento né tanto meno un armamento adeguato. A gennaio del ’41 le divisioni della Milizia avevano cessato di esistere; gli unici reparti CC.NN. rimasti in Africa Settentrionale erano due battaglioni sotto organico, il V ed Il VI CC.NN., usati per la difesa costiera. Di quali elementi fossero ormai formate le legioni lo spiega Giuseppe Berto, che fu capomanipolo del VI° btg. CC.NN. d’Africa:

(…) ci sono due qualità di militi: gli anziani e i complementi. Gli anziani sono fanatici, insofferenti della disciplina e dell’inerzia, e di quando in quando ne scappa davvero qualcuno che vuol andare a combattere per forza. I complementi invece, che si trovano in Africa da meno d’un anno (Berto scriveva nel 1942, n.d.A.) son brava gente, tutt’altro che bellicosi, e volontari per modo di dire. Sono in gran parte braccianti siciliani e calabresi, con moglie e figli a casa, quasi tutti arruolati con un trucco. Infatti erano disoccupati ed era stato fatto creder loro che, per trovar lavoro, era opportuno iscriversi alla milizia. Una volta iscritti, diventarono automaticamente volontari, e il loro federale potè fare una magnifica figura spedendoli in guerra: dimostrava in tal modo che, nella sua provincia, la fede fascista non era fatta solo di chiacchiere. Così questi poveretti son capitati in Africa contro loro volontà, ma non è detto siano dei cattivi soldati. Anzi, per il servizio che siamo chiamati a svolgere sono molto migliori degli anziani[3].

Non è qui possibile riassumere la storia, battaglione per battaglione, dei reparti che, aggregati alle divisioni dell’Esercito combatterono in Africa Orientale o sul fronte greco- albanese. In A.O.I. dopo una prima fase che vide gli italiani occupare Kassala nel Sudan, Moyale in Kenia e conquistare la Somalia britannica, vide il ritorno offensivo avversario: l’offensiva britannica iniziò nel gennaio 1941 dal Sudan, mentre un’altra offensiva scattò contemporaneamente dal Kenia contro la Somalia. Gli italiani resistettero a lungo sulle posizioni di Cheren, abbandonando poi le posizioni dopo una strenua lotta. Gli inglesi conquistarono Asmara ed Addis Abeba, ed il duca d’Aosta si asserragliò sull’Amba Alagi con 3850 uomini, fino alla resa con l’onore delle armi il 6 maggio. La lotta continuò a Gondar, contro le truppe del gen. Nasi, la cui difesa faceva perno sulle posizioni del passo di Uolchefit, Debra Tabor, Celgà e Culcaber[4].

Debra Tabor, difesa accanitamente dal CXVI°, CXXXI° e DCCXLV° battaglione CC.NN. d’Africa e da truppe coloniali irregolari, con sei cannoni e due mortai. Debra Tabor resistette sino al 4 luglio. A Gondar, il 28 novembre si ebbe l’ultimo episodio della guerra in Africa Orientale, quando le Camicie Nere del CCXL° battaglione caricarono alla baionetta i fucilieri del King’s African Rifles a Fercaber di Culcaber, un episodio totalmente dimenticato rispetto all’attacco dei Carabinieri lo stesso giorno. Tutti i reparti della M.V.S.N. in Africa Orientale andarono perduti[5].

Pierluigi Romeo di Colloredo Mels

NOTE

[1]    Oltre alle quattro divisioni in Libia esistevano anche quattro legioni della Milizia Coloniale (Tripoli, Misurata, Bengasi, Derna), che fornirono altrettanti battaglioni assegnati ai Corpi d’Armata.

[2]    G. Rosignoli, M.V.S.N.. Storia, organizzazione, uniformi e distintivi, Parma 1995, pp.27- 34

[3]    G. Berto, Guerra in camicia nera, Venezia 1985, p.26

[4]    Alla difesa di Gondar parteciparono 12 battaglioni di Camicie Nere.

[5]    XIa Legione (XLIV° e CLXX° btgg. CC.NN.); battaglioni I°, II°, III°, IV°, V°, XI°, XII°, XIII°, XIV°, CXVI°, CXLI°, CXLVI°, CLI°, CLXIV°, CLXVI°, CCXL°, DII°, DIV° , DV°, DVI°, DLXXXV°, DCXXXI°, DCCXXXI°, DCCXLV°, la 155a compagnia autonoma CC.NN., il distaccamento della Milizia Forestale e unità minori (dati ripresi da Rosignoli 1995, p.51.)

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