Rom, 11 set – Nella notte fra sabato e domenica le forze armate fedeli a Damasco hanno completato la riconquista di Dier Ezzor, ricongiungendo l’aeroporto alla città, che avevano liberato dall’assedio già il cinque settembre. L’esercito siriano sta ora mettendo in sicurezza la zone appena sgomberate dalla presenza dell’Isis, e proprio nelle ultime ore ha strappato allo Stato Islamico le montagne che fanno da cornice meridionale alla città, montagne che aveva perso a seguito di un bombardamento aereo americano nel settembre di un anno fa, a cui era seguito un attacco delle fanterie dell’Isis che solo grazie all’eroismo dei soldati siriani e del loro comandante Issam Zahreddine non aveva portato alla caduta del bastione governativo nell’est del Paese, con conseguenze inimmaginabili sia per la popolazione civile della città, sia per l’esito stesso della guerra.

Contemporaneamente si sta preparando l’attraversamento dell’Eufrate, per permettere ai reparti dell’esercito di Damasco di raggiungere il confine siro-iracheno. Sarebbe la prima volta dallo scoppio della guerra che gli uomini fedeli ad Assad attraversano il grande fiume, e l’operazione ha ora la massima priorità in quanto quel confine deve essere raggiunto prima che vi arrivino le forze delle SDF (Syrian Democratic Forces) a guida curda, pesantemente appoggiate dagli Stati Uniti. Dopo il tracollo sul campo del fantomatico Free Syrian Army, che avrebbe dovuto rappresentare la fanteria agli ordini di Washington nell’ottica di una caduta di Assad, l’unica carta rimasta in mano agli Americani sono le milizie curde del nord.

Le SDF, in realtà, erano già piuttosto vicine a Deir Ezzor diversi mesi fa, e avrebbero potuto attaccare l’Isis per dare un sostanziale supporto alle truppe siriane assediate nella città, ma si sono ben guardate dall’intervenire. Ora, dopo che la Forza Tigre, la Guardia Repubblicana e il V Corpo hanno fatto il lavoro più duro, spezzando l’assedio, le SDF hanno iniziato la loro marcia verso sud, per tagliare la strada i Siriani che intendono raggiungere il confine iracheno, mantenendo così la promessa fatta da Assad che in tempi molto più bui, quando l’Isis e le altre forze jihadiste occupavano più di metà del Paese, aveva dichiarato al suo popolo di riconquistare l’intera Siria. L’unità della Siria, va sottolineato, fa anche parte dei piani dell’Iran e della Russia, gli alleati di Damasco, in quanto permette a Teheran di creare, per la prima volta nella storia moderna, una continuità territoriale a guida sciita dalle montagne dell’Afghanistan, e consente a Mosca di figurare come il tutore a livello internazionale di questa nuova realtà.

Se davvero l’autunno dell’Isis è arrivato, quando le avanguardie siriane, una volta attraversato l’Eufrate, entreranno in contatto con le SDF, si capirà se i Curdi intendono trovare un accordo politico con Damasco, che non metta in discussione i confini della Nazione, o se, sulla falsariga di quanto potrebbe avvenire nel giro di poche settimane nel Kurdistan iracheno, vogliono provare a creare uno stato che si incunei fra Siria, Iraq e Turchia. E in questo caso, li momentaneo attendismo di Ankara – che ha ammassato migliaia di uomini al suo confine meridionale – potrebbe trasformarsi in una sostanziale alleanza con Damasco e Baghdad.

In entrambi i casi, per gli Stati Uniti sarebbe la fine del monopolio sugli sterminati campi petroliferi della cosiddetta Mezzaluna Fertile, e il fallimento della politica che hanno portato avanti negli ultimi trent’anni. Forse è per questo timore che gli alti comandi dell’operazione Inherent Resolve (la coalizione occidentale che supporta la lotta dei Curdi contro l’Isis), sorpresi dalla fulminea avanzata dell’esercito siriano su Deir Ezzor, hanno dato istruzioni alle SDF di attaccare verso sud, verso l’Eufrate, mentre è ancora in atto la battaglia per Raqqa. Il vicecomandante delle operazioni, il britannico Rupert Jones, avrebbe addirittura diffidato l’Esercito Arabo Siriano dall’attraversare il fiume. Riesce difficile credere che, a un passo dalla definitiva vittoria sullo Stato Islamico, con la preziosa copertura dell’aviazione russa, Assad decida di fermarsi, lasciando tutto l’est del Paese ai Curdi.

Mattia Pase

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