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Cambridge, 14 mar – . “Siate curiosi e difficili come è la vita, c’è sempre qualcosa che potete fare. L’importante è non arrendersi mai“. Così l’astrofisico Stephen Hawking affermava in un videomessaggio all’università di Cambridge nel giorno del suo settantesimo compleanno. A sei anni di distanza Hawking è morto.
Il celebre studioso e astrofisico aveva recentemente messo in guardia sui rischi che l’IA, l’Intelligenza Artificiale, può far correre all’umanità. Hawking infatti temeva che a lungo termine svilupperemo un’intelligenza artificiale troppo intelligente: “un’intelligenza artificiale superintelligente sarà estremamente brava a realizzare i propri obiettivi, e se questi obiettivi non si allineeranno con i nostri, saremo nei guai”
Stephen Hawking era malato di sclerosi laterale amiotrofica fin da quando aveva 21 anni. Gli dissero che aveva solo due mesi di vita, ma lui, cocciuto, curioso e alla continua ricerca di risposte sull’esistenza, non si è mai arreso. Seguendo il motto “la vita sarebbe tragica se non fosse divertente” passò dal bastone alla sedia a rotelle, fino a perdere l’uso della parola e per questo costretto a comunicare con un sintetizzatore vocale. Nel tempo è diventato uno dei pochi pazienti al mondo che è riuscito a vivere e a convivere così a lungo con questa malattia. La sla ha progressivamente ha intaccato tutto il suo corpo, ma Hawking ha sempre lottato perché non intaccasse la sua mente. E ci è riuscito. La malattia, infatti, non gli ha impedito di lavorare come docente e di svolgere i suoi studi su relatività, quantistica e cosmologia.
Alla base dei suoi studi una sola domanda, come lui stesso affermava: “voglio sapere da dove viene l’universo, come e perché è iniziato e come andrà a finire”. Studiò a Oxford e a Cambridge, elaborò teorie sull’evoluzione dell’universo e nel 1970 compì il famoso studio sui buchi neri e la gravità, diventandone il massimo esperto al mondo. Dei buchi neri diceva: “Li chiamiamo buchi neri perché sono legati alla paura umana di essere distrutti o ingoiati da qualcosa. Io non ho il timore di finirci dentro. Li comprendo. In un certo senso sento di essere il loro padrone”. Così fu.
Nel 1979 la consacrazione, con l’università di Cambridge gli offre la cattedra lucasiana di matematica, incarico ricoperto in precedenza anche da Isaac Newton e da Paul Dirac.
Anna Pedri



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