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Fano, 14 mar – Si è conclusa senza problemi l’operazione di disinnesco di un ordigno bellico della Seconda Guerra Mondiale a Fano, che è stato affondato in mare a 2 miglia di profondità. La bomba rimarrà in acqua per 144 ore, cioè il tempo massimo per una eventuale esplosione, e poi verrà distrutta.
La bomba a spolette invertite, di fabbricazione inglese, lunga 1 metro e 10centimetri, era carica di oltre 225 kg di tritolo, ed è stata trovata ieri durante i lavori della multiservizi Aset per realizzare uno scolmatore vicino alla spiaggia Sassonia. Dopo le verifiche del caso è stato accertato che, a causa di un innesco avvenuto inavvertitamente nel corso dei lavori, la bomba poteva esplodere entro un tempo minimo di 6 ore e uno massimo di 144 dal momento dell’innesco.
È così partito l’ordine di evacuazione di 23mila persone in un raggio di 1,8 km dal luogo del ritrovamento, compresi l’ospedale Santa Croce che ha sospeso il servizio di pronto soccorso. Anche la circolazione ferroviaria, le attività portuali e il traffico aereo sono stati sospesi. Oggi le scuole sono chiuse, anche se gli sfollati stanno rientrando a casa e la situazione sta tornando pian piano alla normalità. Le operazioni degli artificieri, infatti, si sono concluse poco prima dell’alba.
A Fano sono arrivati mille soldati da tutta la provincia per aiutare le operazioni di sgombero e sono stati allestiti bus e pullman in attesa nei punti raccolta per portare i cittadini nei ricoveri allestiti dalla protezione civile in palestre, dove sono state allestite le brande. Dopo che la bomba è stata depositata in acqua la Marina militare ha delimitato la zona di mare a rischio intorno all’ordigno, chiudendola alla navigazione.
Quello di Fano è uno dei casi più eclatanti, saliti alla ribalta delle cronache per via della velocità con cui è stata disposta l’evacuazione. Ma l’intero territorio italiano è disseminato di bombe inesplose. Sono “regali” che i liberatori della Raf e dell’Usaf hanno fatto all’Italia, sganciando un milione di bombe, pari a 350mila tonnellate di esplosivo. Secondo dati recenti si stima che gli artificieri compiano ogni anno circa tremila interventi per disinnescare gli ordigni rinvenuti negli scavi dei cantieri, e ci sarebbero ancora 15.000 tonnellate di ordigni inesplosi.
Anna Pedri
 
 
 



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