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Roma, 30 dic – Con l’aumento di capitale da 2,86 miliardi deliberato ieri dal gruppo Ferrovie dello Stato – che si sostanzierà nel conferimento dell’intera partecipazione in Anas detenuta dal ministero dell’Economia, il quale a sua volta è socio unico di Fs –  prende ufficialmente il via l’iter di fusione tra le due società.



Deliberata dal governo appena prima di Natale dopo una lunga fase preparatoria, la fusione porterà alla nascita di un gruppo integrato – il primo di questo tipo in Europa – che controllerà e gestirà 44mila km di reti stradali e ferroviarie a servizio dei 2,3 miliardi di veicoli che percorrono annualmente 64,5 miliardi di km sulle strade e autostrade in gestione ad Anas e dei 750 milioni di passeggeri (più di quasi 300 milioni tra le varie controllate del trasporto su gomma, oltre alle 50 milioni di tonnellate di merci) delle Ferrovie.

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Forte di 80mila dipendenti, il nuovo gruppo supererà gli 11 miliardi di fatturato e ha già programmato investimenti per 108 nell’arco dei prossimi 10 anni, nel corso dei quali si potranno inoltre raggiungere fino a 400 milioni di risparmi derivanti dalla gestione integrata delle infrastrutture. Una sinergia non solo di natura economica, ma che “consentirà di rispondere concretamente alle esigenze del Paese di nuove infrastrutture – spiega Ferrovie dello Stato in una nota – oltre a garantire una gestione coordinata delle opere e un unico interlocutore per gli enti locali”.

“Il conferimento di Anas a Fs Italiane è una operazione molto importante per il Paese. Si tratta di una tappa fondamentale nella realizzazione del piano industriale che vede Fs come principale promotore della mobilità integrata su ferro e gomma a vantaggio di tutti gli italiani”, sottolinea l’amministratore delegato di Fs, Renato Mazzoncini. “È l’ulteriore conferma – aggiunge – che il ruolo di Fs sta cambiando: non più impresa ferroviaria nazionale ma impresa europea di mobilità”. L’obiettivo del nascente gruppo non è infatti quello di limitarsi al contesto italiano, ma di seguire anche la direttrice dello sviluppo internazionale. Una strada già intrapresa dalle Ferrovie, presenti da anni su altri mercati e che nel piano industriale al 2026 prevedono la crescita dei ricavi complessivi da attività all’estero dal 13% al 23% del totale, passando da un miliardo di euro a 4,2 miliardi a regime.

Filippo Burla

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1 commento

  1. Benissimo, speriamo sia una unione che rafforzi i due gruppi e porti nuove commesse e nuove infrastrutture utili al paese…..spero altresì che qualcuno cominci a far pagare il biglietto sui treni , dato che non siamo in africa e i trasporti pubblici vanno pagati…..la boldrini lo spieghi alle sue risorse….

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